i racconti di Milu

giovedì 15 ottobre 2009

Seme sul mio seno

Sono in piedi dinanzi a te e ti fisso negli occhi mentre fai scivolare la mia gonna lungo i fianchi dopo averla slacciata lentamente. Sento le tue mani salde e sicure mentre mi sbottoni la camicetta, non tentennano sui bottoni nemmeno quando mi sfiori il seno. Mi chiedo come fai ad essere così tranquillo, apparentemente calmo e deciso mentre io ansimo già dall’eccitazione che sento esplodermi dentro nonostante la paura di fallire. Non mi rendo quasi conto delle dita infilate tra gli slip che mi sfili prima di farmi scivolare le spalline della canottiera trasparente.

Insinui la mano tra le mie gambe, sfiori la peluria curata del pube e, con un dito, penetri le mie labbra e scivoli sul clitoride strappandomi un gemito.

- Sei completamente bagnata! – mi fai notare.

Non riesco a dire nulla, mi limito a fissare i tuoi occhi così duri in questo momento. Rimango immobile, in piedi con le gambe leggermente aperte, mi sento nuda e vulnerabile. Distolgo lo sguardo e noto la macchina fotografica appoggiata vicino a te, allora capisco che non vuoi solamente spogliarmi ed esibirmi.

Sono in attesa della tua frase decisiva che so non tarderà, hai già deciso tutto. L’attesa è terribile, sento la voglia crescermi dentro ed i miei occhi te lo dimostrano. Appoggi la mano nel mezzo del seno e scendi lentamente, ti soffermi sul bacino quindi scendi ancora sul pube e mentre disegni arabeschi impossibili sui miei peli con un dito mi domandi:

- Perché non fai vedere ai nostri amici quanto sai essere troia?

Abbasso lo sguardo sulla mia pelle e faccio per voltarmi senza dire una parola quando sento due mani che si appoggiano sulle spalle. Lentamente indietreggio guidata da loro, faccio qualche passo poi le mani mi spingono verso il basso allora m’inginocchio. Continuo a fissarti senza capire cosa accade dietro di me, ma dalla luce nei tuoi occhi capisco molto.

I due amici, come li hai definiti tu, si fanno avanti, mi vengono di fianco, uno per parte e protendono il loro sesso verso di me. Sono già nudi, si sono spogliati mentre tu spogliavi me. Hanno un’erezione meravigliosa, cingo con le mani i due membri e li tasto , scorro su di loro misurandoli mentalmente, sono notevoli.

Ho voglia, tanta voglia e tu lo sai; ma non mi sento a mio agio, non ho mai fatto nulla di simile prima d’ora, quanto meno senza la tua presenza “fisica”. Mentre meno dolcemente quei falli pronti a soddisfarmi ti guardo ancora mentre ti dico:

- Se non mi fermi ora… vado sino in fondo!

- Vai avanti. – mi ordini.

Mi volto verso uno di loro ed appoggio le labbra sul glande, lui spinge in avanti il bacino e mi entra in bocca. Non posso fare a meno d’ingoiarlo mentre stringo con forza l’altro fallo. Cerco d’immedesimarmi in te che mi vedi inginocchiata tra due uomini nudi che mi spingono il sesso in faccia, ti guardo cercando di capire le tue emozioni ma non traspare nulla, allora chiudo gli occhi e mi dedico a questo doppio. Mi alterno da uno all’altro, come sento che un fallo si gonfia troppo o freme di piacere, passo all’altro e lo faccio impazzire con la mia bocca. Succhio senza aver ancora guardato in faccia i due maschi, mi basta il loro sesso per ora. Sorrido al pensiero che ne sto facendo godere due, quindi torno con rinnovata energia a succhiarli. Mi sento sempre più eccitata, la voglia di provarli tutti e due dentro di me sta superando l’imbarazzo. Inizialmente, lo ammetto, ero insicura, temevo di non riuscire a gestire la situazione, ma ora benché in ginocchio dinanzi a loro sento di tenere la situazione in mano. In ogni senso.

I gemiti che sento provenire dall’alto stimolano la mia autostima: mi sento femmina.

Spingo di lato i due maschi e mi alzo in piedi. Ora li posso guardare finalmente in faccia per gustarmi la loro espressione goduta. Ti guardo e cerco la tua approvazione ma vedo solo l’obbiettivo della fotocamera, quindi decido io.

M’inginocchio sul divano e dico con la voce più sensuale che mi riesce:

- Ne voglio uno dentro!

Non aggiungo altro.

Uno si mette dinanzi a me e offre il suo membro alla mia bocca. Senza pensarci torno ad ingoiarlo mentre percepisco un movimento dietro di me. Succhio con la voglia che nasce dal desiderio d’essere presa e penetrata dall’altro. Continuo a succhiare anche quando sento una mano sulla natica sinistra, quando il peso deforma il divano. So cosa sta facendo e lo attendo.

Sento il membro sfiorare le labbra della vulva, una mano dilatarmi poi, con un solo colpo deciso mi entra dentro.

Mi sfugge un lungo gemito ma non allontano il viso da quello che ho tra le labbra, continuo a succhiare meccanicamente mentre il cervello ascolta solo più ciò che si muove in me. Lo sento spingere, aprire la mia carne ed entrare a fondo. Mi piace e cerco di piegarmi in modo da sentirlo sempre meglio. Ciò che mi sconvolge non è tanto il piacere fisico, non riesco a concentrarmi su ciò che mi scivola nel ventre, sono distratta dall’altro che spinge nella mia gola. Non ce la faccio a muovermi, sono bloccata tra uno e l’altro, mi sento piena di genitali maschili ma non me li godo come pensavo. Mi sconvolge, invece, l’eccitazione che ho dentro.

Cerco d’immaginarmi vista da fuori e mi trovo eccitante, mi sento decisamente porca e questo mi piace!

Da dietro due mani mi afferrano i fianchi e mi fanno stendere sul divano. Acconsento languidamente e mi stendo sull’altro uomo mentre apro le gambe offrendomi all’altro. Subito mi torna dentro, ora posso vederlo mentre stringo tra le mani il fallo dell’altro. Chi mi sta sbattendo ha un espressione tesa sul viso, è sudato e respira affannato; lo sto facendo godere semplicemente aprendo le mie gambe. Sono e resto immobile, lo lascio fare e guardo il suo arnese che si muove regolare fuori e dentro di me, lo vedo scivolare tra le labbra della vagina, aprirmele ed entrare nel mio ventre con una regolarità esasperante, ma quasi non lo sento. Sono troppo eccitata e dilatata, mi chiedo che cosa sto dando a lui, non può certo sentire più di me dentro il mio lago caldo, eppure sta chiaramente godendo. Sono io con il mio corpo, con la mia perversione che lo facciamo godere.

Mi piaccio e mi esalto nel pensare che basta la vista del mio corpo a far godere quel maschio, sempre più calda torno ad ingoiare l’altro membro. Ora sento anche questo maschio vibrare tra le mie labbra: ogni volta che succhio più intensamente del solito lui spinge in alto il bacino e freme, il suo fallo è caldo e saporito, mi accorgo che sta per arrivare al limite ma non mi fermo. Non sento il bisogno di godere, mi basta sentire il loro piacere per appagarmi questa volta.

Ti guardo e ti vedo sempre più lontano mentre la mente si perde in questo sovraccarico ormonale, sono confusa e persa tra i falli di questi uomini che ho intorno ma non mi dimentico di te, mio unico padrone. So cosa vuoi!

Mi trasformo da passiva preda di due uomini a cacciatrice di piacere.

Spingo via quello che ho dentro e mi alzo dal divano, ora posso guardarli entrambi in faccia e studiare le loro espressioni.

- Ora voglio te… dentro! – confesso a bassa voce all’altro.

Lui si sistema per bene, spinge in avanti il sedere sul bordo del divano e trattiene con una mano il membro ben verticale; è un invito allettante. Lenta mi avvicino, apro le gambe come per salirgli sopra poi mi volto e ti guardo mentre indietreggio di un passo. Quando sento le sue ginocchia tra le mie gambe inizio a scendere sin che non me lo sento puntare sulla vagina. Ti fisso negli occhi e scendo su di lui che mi penetra. Scendo a fondo, mi muovo un po’ senza pensare ad altro che al mio piacere, poi l’altro torna alla carica e porge il membro all’altezza del mio viso. Inizio a succhiare quello che prima avevo dentro mentre mi muovo sull’altro. Mi ritrovo nuovamente in difficoltà, se cerco di godermi quello che ho sotto perdo il contatto con l’altro, non posso far altro che tenermi sollevata spingendo sulle gambe e lasciar fare a loro. Gli stimoli che ricevo sono troppo leggeri e non riesco a lasciarmi prendere dal piacere, in questo momento mi sento un semplice oggetto tra le loro mani, mi stanno usando per stimolare il loro sesso, si muovono senza darmi nulla in cambio. La situazione è, in ogni caso, stimolante; mi piace sentirmi così, a volte. Quando usano il mio corpo per provare piacere provo un’eccitazione particolare, forse mi sento più femmina in questi momenti che quando godo di un amplesso. Però non mi basta più l’eccitazione adesso.

Ora che li ho fatti godere, ora che mi hanno usata a sufficienza, voglio la mia parte di piacere.

Allontano il viso da quello in piedi e mi sollevo dall’altro, a stento mi tengo in equilibrio tanto le gambe costrette in quella posizione di prima mi fanno male, ma ho troppa voglia. Mi avvicino a quello in piedi e lo bacio, ripenso all’unico vincolo deciso da entrambi nei nostri giochi di coppia: niente baci sulla bocca, ma decido di violarlo. Questa è una serata particolare.

Mentre la mia lingua gioca con quella dell’uomo riesco a sussurrargli la mia voglia, quindi gli salto in braccio. Lui riesce a trattenermi per i glutei e a sollevarmi quel tanto che basta. Sento il suo membro premere prima sul bacino poi, mentre mi solleva, scivolare sulla pelle e portarsi dinanzi alla vulva. Sono talmente eccitata che appena mi cala un po’ me lo ritrovo dentro. Mentre mi stringe a sé riesce a muovere il bacino tanto da scoparmi. Mi piace!

Mi piacciono le sue braccia che mi stringono e la sua forza, mi sento presa da lui e finalmente inizio a provare qualcosa di forte, mi ritrovo a muovermi contro di lui come non ho mai fatto prima e mi accorgo che basterebbe la sua forte presa sui miei glutei a farmi venire. Ho un principio d’orgasmo che non riesce ad esplodere, sto godendo ma non riesco a lasciarmi andare. Forse è la posizione scomoda o forse sento che se venissi ora lascerei qualcosa d’incompleto.

Ho sempre avuto un desiderio inespresso, tenuto segreto dentro di me nonostante il dialogo molto aperto che ho con il mio uomo: sogno da tempo di raggiungere un orgasmo vaginale mentre tengo in gola il sesso di un altro uomo. In realtà il sogno è di far godere due uomini contemporaneamente, sentirmi riempire il ventre e la gola nello stesso momento, ma so di non poterlo realizzare questa sera.

Chiedo all’uomo di mettermi giù, gli dico che ora voglio venire.

Mentre mi metto carponi sul tappeto invito dietro di me quello che mi ha tenuta in braccio, l’altro si sta già sistemando dinanzi al mio viso. In poche mosse vengo nuovamente presa in questa che è, forse, la più classica posizione nel gioco a tre. Sento che dietro di me tentenna tra il mio forellino e la vagina fradicia, non voglio una penetrazione anale questa sera ed istintivamente contraggo i glutei. L’uomo intende il mio messaggio e punta direttamente al ventre. Mi penetra con un colpo di reni e lo sento entrare sin contro l’utero. Questo è quello che voglio: ne ho uno dentro e l’altro in gola nella posizione che mi consente di percepire al meglio la penetrazione e di muovermi per stringermi contro di lui. Pochi istanti ed il piacere mi porta all’orgasmo.

Quello che prima stentava a partire ora mi esplode dentro in un istante, veloci e brevissime fitte di acuto piacere squassano il mio corpo, vorrei gridare ma il membro che ho in gola me lo impedisce. Forse, per la prima volta, ho un orgasmo di tipo maschile: breve, molto intenso, tremendamente intenso, e spossante. Godo in pochi istanti quello che dovrei provare in un lasso di tempo maggiore, è bellissimo e vorrei gridare un “riempitemi” ma so di non poter correre il rischio. Sono in piena ovulazione e questa sera non posso prendere nulla dentro di me.

Raccolgo le poche forze che mi rimangono, non mi concedo il tempo di crollare nel languore sin che ho ancora forte in me la carica erotica generata da questo gioco perverso con due maschi.

M’inginocchio e li chiamo a me, stringo il loro sesso tra le mani e succhio il mio stesso sapore su di loro. Succhio e meno alternativamente i due uomini, cerco di portarli all’orgasmo insieme, voglio sulla mia pelle e sul mio viso quello che desideravo nel ventre. E così quando esplodono insieme non so dove volgere la mia bocca aperta e avida del loro seme. È curioso percepire la diversità nel sapore del liquido seminale dei due, riesco ad ingoiare un po’ di ognuno e quello che sfugge alla mia bocca cola sul seno.

Guardo verso il mio uomo e comprendo d’aver realizzato un suo sogno, lo intendo da come fissa il mio seno imbrattato di seme.

Alla fine di tutto, quando si sono completamente svuotati mi alzo in piedi; le forze mi consentono di anelare una lunga doccia prima di stendermi sul letto e sognare. Non raccatto i miei vestiti e nemmeno rivolgo una parola ai due uomini, so che probabilmente non li rivedrò più. Passa dinanzi a Luciano e sensualmente gli confido:

- La prossima volta li voglio dentro!

Lui sa cosa intendo e deduco dal suo sguardo che sta già sognando.


lunedì 21 settembre 2009

Osservo il tuo corpo

Osservo il tuo corpo e mi domando quante mani ti hanno violata, quanti cazzi hai preso dentro di te pur di saziare la tua voglia di passione e di sesso.

Quanto hai realmente goduto in questa spasmodica ricerca?

Quante giustificazioni al tuo modo di agire hai trovato nella tua vita?

Tu lo sai cosa sei ma te lo nascondi, non vuoi vederti, non ti accetteresti.

Il tuo corpo, la tua splendida pelle, le tue labbra hanno conosciuto tanti maschi ma pochi ti hanno dato un reale piacere, allora tu sei sempre li alla ricerca di una cosa che sogni, che immagini, ma che non hai mai trovato.

Sei nuda, dinanzi a me e mi fissi con due occhi che parlano d’amore e di passione, mi vuoi, lo vedo ed io voglio te.
Ti accarezzo inizialmente in modo dolce ed evito i punti erogeni poiché ti voglio controllare, so che se ti tocco dove sei più sensibile entro pochi istanti sono dentro di te perché vuoi godere.
Cerco di osservarti per capire chi sei realmente.
Perché non so chi sei.
Ti vedo, sei splendida.
Sensuale ed hai voglia di me, ti vedo.
Le tue mani scivolano sul mio cazzo e mi donano intensi stimoli di piacere ma ti fermo, ti guardo negli occhi e con lo sguardo ti chiedo chi sei, ma non rispondi. Tu vuoi solo godere adesso, vuoi scopare e non pensi ad altro. Credi di eccitarmi con la tua mano, con i tuoi baci, con la bocca che si avvicina alla mia cappella e sento il tuo fiato stuzzicarmi. Credi di eccitarmi in questo modo ma non è così.
Ti voglio, ho voglia del tuo corpo e voglio scoparti sino a riempirti con il mio seme perché sei una grandissima troia, solo per questo. Tutto ciò che fai adesso, le tue carezze i tuoi baci servono solo ad accelerare il mio piacere e a diminuire la dose di cazzo che riceverai perché perderò il controllo prima del previsto. Ma tu non lo sai, credi di eccitarmi con le tue mosse con i tuoi stupendi e abili baci sul mio cazzo.
Ti voglio perché so quanto sei troia e mi piace scopare con te.
Mi piace il tuo corpo e mi piace come ti muovi, come gemi e come godi quanto mi tieni tutto dentro di te.
Sostieni di amarmi, ma non ti credo. Tu vuoi solo il mio sesso, un cazzo tra tanti che hai avuto nella tua vita e che oggi ti dona quel piacere di scopare che hai perso nella tua con il tuo uomo.
Mi vuoi ma non vuoi me, vuoi solo le emozioni che riesco a donarti, vuoi solo eccitarti e bagnarti come una vacca, vuoi prendermi dentro e godere. Non vuoi me, vuoi solo il mio sesso e quando il mio ti avrà saziata, quando con me non ti ecciterai più in questo modo cercherai un altro cazzo che sia capace di soddisfare prima la tua libido e poi il tuo ventre accogliente ed aperto da innumerevoli cazzi.
Sei solo una troia ma scopi bene, molto bene.

Ti spingo le dita nella figa, tu gemi, mi fissi negli occhi e gemi, mi dici che vuoi il cazzo dentro.

Mi lecchi l’asta, la bagni con la tua saliva sino a renderla scivolosa, pronta per te, allora mi chiedi di sbatterti. Ti sdrai e apri le gambe, ti apri le labbra e mi chiami.
Penetrarti è come entrare in una caverna tanto sei aperta. Accogli i miei affondi gemendo ma ti sento che non stai godendo, i tuoi gemiti sono ancora una recita che fai per te stesa per sentirti tanto troia, per illuderti di eccitarmi, ma so chi sei.
Mi muovo dentro di te e ti sento sempre più bagnata mentre penso: “ che troia sei, ti piace il cazzo, vero?”
E tu gemi, accompagni le mi spinte sollevando il pube e cercando un affondo totale, vuoi sentirti aprire, vuoi sentirti piena.
Mentre mi muovo in te ti osservo e mi domando cosa vuoi, mi domando perché cerchi me e se non ti basta il cazzo del tuo uomo e soprattutto mi chiedo perché proprio me hai cercato.
Con te godo, ti muovi bene, mi prendi bene.
Quando inizi a godere mormori frasi d’amore, affermi cose che non pensi, che io so tu non pensi ma le dici con quel tono che solo una donna quando gode ha immaginando che a me servano, ma ti sbagli.
Inarchi il corpo e godi il tuo orgasmo, ti conosco e lo accompagno con lenti e ripetuti affondi, mi dici che scopare con me ti fa godere quanto mai hai goduto… ma che cazzo dici?
Sono solo un cazzo che ti sbatte come tanti altri nella tua vita, so che hai detto le stesse cose a tutti, so che li hai fissati tutti con quello sguardo eccitato e voglioso.
Ora cosa vuoi, mentre il tuo corpo si rilassa mi chiedi di venire dentro di te, vuoi il mio seme.
Ti soddisfo, è facile.
Pochi colpi ed inizio a godere, ti fisso mentre sento l’orgasmo arrivare, mi spingo dentro di te a fondo ti riempio. Tu godi ancora, gemi, mormori parole eccitate, continui a farmi domande su come ti sento.
Ti sento tanto troia, come vuoi che ti sento?
So chi sei e cosa sei.
Sei tanto figa, ti muovi bene, sai come far godere un uomo ma la prima cosa che ho notato di te è come tu sai cercare il tuo piacere. Solo una donna che vuole godere sempre sa cercare il piacere così, tu non doni il tuo corpo ma ti prendi il mio anche quando affermi il contrario.
Una donna pensa mediamente che l’uomo perda la testa appena vede una figa, ma non è così. Spesso un uomo sa riconoscerti solo dall’odore che hai addosso, da come ti presenti e come guardi e soprattutto da dove guardi.
Credi di illudermi di amarmi, di volere me perché mi ami, ma non è così e tu lo sai.
Allora gioca a carte scoperte, ammetti di cercare solo emozioni, sesso e passione che non hai più nella tua vita. Ammetti di cercare solo un cazzo che ti soddisfi, due mani che sanno come e dove toccarti per eccitarti, ammetti che è solo la passione di un momento che rivesti d’amore per giustificarti e nulla di più. Non mentire a te stessa altrimenti poi dovrai fare i conti proprio con te.
Quando capirai che non è necessario tutto questo castello d’amore e sentimento che tu stessa non provi in realtà solo per giustificare il fatto che tradisci il tuo uomo?
Non hai giustificazioni se non la tua libidine e la tua voglia.
Ti illudi d’amare ma non sai amare, quello che tu chiami amore è solo voglia di emozioni, perché la persona che ami di più sei tu, te stessa. Tu ami solo te stessa.


Racconto tratto da: I racconti di Milù

http://www.raccontimilu.com/viewstory.php?sid=16068

giovedì 3 settembre 2009

Ti piace scopare! by osservatore

Sorridi mentre ti spogli, i tuoi occhi si illuminano e le tue splendide labbra si tendono mostrando tutta la tua gioia interiore.
Cammini lenta verso il letto, ancheggiando sensuale e sali ponendo delicatamente un ginocchio sul bordo.
Vuoi baci e carezze, il tuo corpo cerca le mani che scorrono sulla pelle e le tue labbra cercano baci, la lingua cerca il contatto, respiri il fiato e ti fai permeare dalla sensazione di essere tra le braccia di un uomo che ti vuole.
La tua mano cerca il sesso, prendi l’asta e la scappelli completamente mentre sorrisi maliziosa. Ti volti e scendi verso il pube baciando e leccando la pelle del busto sino a raggiungere quel cazzo eretto che ti vuole. Sai che quella erezione è per te e ti stai eccitando mentre poggi delicata la lingua sulla cappella.
Non lo ingoi subito ma ci giochi con i baci e le sensuali leccatine. Mentre ascolti le mani che ti carezzano e seguono le splendide curve del tuo corpo.. sei li che giochi con il cazzo in mano e aspetti sin quando non senti le dita che ti stanno divaricando le labbra, le senti puntare sul tuo buchino e spingere, due dita unite che stanno per penetrarti. Rimani immobile con gli occhi chiusi ed il cazzo stretto nella mano. Sospiri quanto le senti entrare ed aprirti, quindi apri la bocca ed ingoi il cazzo più che puoi.
Inizia l’estasi folle dove ti senti scopare dalle due dita e tu lecchi con foga quell’asta dura che vuoi sempre di più dentro di te. Sino a quando non resisti più e allora ti scosti, ti poni a cavallo e affermi con voce convinta che lo vuoi dentro, tutto dentro.
Con le mani ti apri la fica e poni il cazzo sotto di te.. scendi lenta per sentire come ti apre, lenta ma inesorabile ti impali tutta, lo accogli dentro di te completamente e inarchi la schiena per sentirlo meglio.
Mormori frasi eccitate, decanti quell’asta di carne che ti sta martoriando di piacere mentre ti strusci tenendola tutta dentro.
Chissà a cosa stai pensando?
Quali sono i tuoi pensieri o le tue fantasie in questo momento.
Ti muovi tenendolo dentro, cerchi il piacere concentrata sulle tue emozioni e su ciò che senti dentro. Il viso ha una espressione concentrata quasi in contrasto con i tuoi lunghi mugolii di piacere. Vuoi godere e aspetti un orgasmo che senti arrivare ma troppo lentamente, allora cambi movimenti, cerchi un nuovo punto dove spingere con le tue contrazioni l’asta di carne che hai dentro.
A cosa pensi?
A chi stai pensando adesso mentre stai per godere?
Lentamente senti il piacere arrivare, l’orgasmo cresce dentro di te e ti concentri per non perderlo, lo coltivi, annulli ogni pensiero ora che inizi a godere. Ti muovi sempre più decisa sin che inarchi la schiena e urli il tuo piacere.
Godi, stai godendo.
Ti muovi senza controllo, salti sul cazzo salendo e scendendo di colpo per sentirti aprire e ti lasci godere.
L’orgasmo è intenso, piacevole, ma non dura tanto.
Dolcemente ti rilassi, i tuoi muscoli si lasciano andare e crolli a cercare un bacio.
Hai goduto, sei sazia.
Ora vuoi sentirti riempire il ventre.
Inizi a muoverti salendo e calando sul cazzo, sai come stimolare al massimo per far godere un uomo ma poi cambi idea.
Ti sollevi, lasci uscire il cazzo da te e chiedi di essere montata da dietro.
Ti sistemi, attendi di sentire nuovamente il cazzo puntare sul buchino e ti lascia andare quando lo senti entrare.
Gemi e urli mentre ti senti sbattere, sollevi il sedere e vai in contro tempo come se non ti bastasse tutta quella carne dentro, ne vuoi di più.
Ti lasci sbattere e cerchi il seme sin che non inizi a sentirlo spandersi nel tuo ventre, allora serri la mascella e ascolti quella sensazione che per te è una droga. Ti fai riempire godendo.
Sazia e piena di sperma di lasci cadere sul letto, ti rilassi un istante brevissimo poi concedi un bacio prima di alzarti ed andare via.

Hai scopato, hai goduto e sei piena di sperma,
Ma non hai scopato, non hai goduto e non ti sei fatta riempire da me.
Non eri con me.
Sostieni di amarmi ma ti fai scopare da un altro uomo ed hai trovato il modo di giustificarti. Di avvallare questa cosa con una serie di spiegazioni molto logiche e credibili.
Tutto sommato sei solo una troia che cerca giustificazioni per la sua incurabile voglia di cazzo e la ricerca di emozioni sempre più forti.
Sin dove sei disposta ad arrivare in questa tua brama di emozioni?

Sei solamente una troia.
Questo sei e questo ho capito che tu sei.
Però mi piaci, mi piace scoparti e per adesso mi sta bene cosa sei.. ma solo per ora mi sta bene.


Racconto tratto da: I racconti di Milù

http://www.raccontimilu.com/viewstory.php?sid=16040


martedì 14 luglio 2009

Mia moglie

Quindi mi alzai dalla sedia e feci fare altrettanto a Claudia, poi salutati i miei colleghi uscimmo dal ristorante

Io e mia moglie siamo sposati da circa otto anni ma ora i nostri rapporti non andavano più tanto bene ed eravamo sull'orlo di lasciarci quando per puro caso durante uno dei nostri frequenti litigi di quel periodo incentrati sul fatto che non si scopava più come i primi anni di matrimonio, persi il controllo ed iniziai ad insultarla, a picchiarla duramente ed alla fine a violentarla selvaggiamente.

Lei dopo un breve parentesi nella quale mi diceva che le facevo schifo, che ero un porco, eccetera.. eccetera, iniziò ad apprezzare il fatto di essere presa con la forza ed si mise a godere come una cagna in calore.

Io allora perso ogni timore, glielo misi addirittura nel culo, cosa che non avevamo mai fatto e lei anche se urlava per il dolore mi diceva di non fermarmi perché le piaceva.

Quando alla fine dopo esserle venuto dentro al culo ci soffermammo a pensare a quello che era successo e così capimmo che lei amava essere presa con la forza e trattata da puttana, le piaceva quella nuova situazione da sottomessa ed a me non vi dico quale piacere immenso ho provato nel vedere mia moglie in quella nuova veste.

Il giorno dopo tornai a casa stanco dalla faticosa giornata di lavoro, mi tolsi il cappotto gettandolo sul divano e silenziosamente raggiunsi mia mogli che era dietro ai fornelli per preparare la cena.

Arrivato dietro a Claudia, così si chiama mia moglie, iniziai ad accarezzarle il sedere da sopra la gonna.

Lei che non mi aveva sentito arrivare sobbalzò girandosi, io allora prendendola per i capelli e guardandola fissa negli occhi le dissi:

"sono stanco e stressato, ho avuto una giornataccia ed ora ho un gran bisogno di sfogarmi, mettiti in posizione che ho una gran voglia di incularti….. troia !".

Claudia ubbidiente come sempre, si mise a 90 gradi, si alzò la gonna fino alla schiena, si abbassò gli slip e si allargò le chiappe con le proprie mani in modo da rendermi il più agevole possibile la penetrazione anale.

Quando fu pronta, le appoggia il cazzo, che nel frattempo avevo tirato fuori dai pantaloni masturbandomi un po' per indurirlo, sul buco del culo per poi farglielo entrare con un colpo secco e deciso completamente dentro.

Lei emise un urlo di dolore, dato che non avevo usato nessun lubrificante, che però prontamente le smorzai tappandole la bocca con la mano e dicendole:

"non urlare… cretina… lo sappiamo benissimo tutti e due che sei una zoccola che adora essere inculata con la forza!".

La pompai con sempre maggiore foga, godendo nel vederla contorcere dal dolore finche non sentii che stavo per venire.

Allora la presi per le spalle e la tirai indietro il più possibile in maniera che il cazzo le arrivasse quasi in gola e le sborrai copiosamente nel culo.

Quando ogni goccia di sperma fu uscita, le tolsi il cazzo dal culo e dopo averla fatta girare ed inginocchiare e glielo schiaffai in bocca ordinandole di ripulirmelo per bene da ogni traccia di sborra e di merda.

Lei prontamente si mise a leccare ogni parte del mio cazzo facendolo ritornare lindo e pinto come appena lavato.

Poi lei si alzò e dopo avermi dato un appassionato bacio sulla bocca disse:

"come ti senti ora?..…. c'è qualcos'altro che posso fare per te?".

Io allora le dissi:

"sei proprio una brava la mia mogliettina…. ora mi sento proprio bene ed ho voglia di andare a cena a ristorante!".

Claudia rispose:

"ma caro… ho appena finito di prepararti la cena… andiamoci domani al ristorante!".

Ma io non volli sentire ragioni e le dissi con tono deciso:

"no, non mi interessa se hai già cucinato, ci voglio andare stasera a cena fuori…va subito a prepararti!".

Lei ubbidientemente ripose la sua cena in frigo ed andò in bagno a farsi una veloce doccia.

Quando Claudia terminato di lavarsi andò in camera per vestirsi e mi trovò seduto in un angolo del letto con alcuni suoi capi di abbigliamento in mano.

Io allora le dissi:

"per questa sera voglio che indossi questa corta gonnellina nera a pieghe con sopra questo top bianco e poi dovrai metterti gli stivali bianchi che ti ho comprato la scorsa settimana.

Claudia sorridendomi disse:

"non sarà troppo, mi stai dicendo di vestirmi da puttana!". Io per tutta risposta le dissi:

"ma cara…. tu sei una puttana… la mia ubbidiente mogliettina zoccola!".

Claudia allora rispose:

"come vuoi tu… caro!"

Quindi si sfilò l'accappatoio ed iniziò a vestirsi come le avevo detto.

Mia moglie non aveva ne il fisico ne la bellezza di una modella, ma vestita in quella maniera era davvero sexy e sicuramente avrebbe fatto arrapate molti uomini quella sera.

Uscimmo di casa e salimmo in auto in direzione di un localino di periferia nel quale sapevo che alcuni miei colleghi avevano prenotato un tavolo.

Giunti nel parcheggio del ristorante, feci scendere mia moglie dalla macchina e mi soffermai a guardarla dalla testa ai piedi per controllare se tutto era a posto, ci tenevo a fare bella figura con i colleghi.

Claudia era super-provocante con quel suo abbigliamento succinto, ma per me non era sufficiente.

Infatti dissi a mia moglie di sfilarsi gli slip da sotto la gonna e di consegnarmeli.

Lei provò a ribattere dicendo che non se la sentiva di entrare in un locale pubblico senza mutande e con una gonna così corta, ma io la zittii dandole uno schiaffo e dicendole:

"smettila si frignare, fai come ti dico e basta ….. avanti muoviti…. troia!"

Claudia allora abbassò lo sguardo e fece come le avevo detto.

In effetti ad ogni movimento le saliva la gonna e metteva in mostra buona parte delle sue chiappe nude, per giunta poi il suo stupendo seno era molto ben visibile attraverso il top bianco semi-trasparente, ma io la volevo proprio così.

Quando fu pronta, la presi sottobraccio ci avviammo verso l'entrata del locale.

Non appena dentro scorsi seduti ad un tavolo i miei colleghi Marco, Luca e Giorgio Andammo subito verso di loro.

Claudia aveva gli occhi addosso da tutti gli uomini presenti.

Arrivati al tavolo dei colleghi, dissi loro che noi non avevamo la prenotazione, quindi chiesi se era possibile sedersi con loro dato che il locale era tutto pieno.

I miei colleghi furono molto colpiti da mia moglie che ci fecero accomodare subito al loro tavolo.

Ad un certo punto Claudia mi chiede se può andare in bagno ed io con un cenno della testa le dico di sì.

Appena mia moglie si fu allontanata, Marco mi chiese come mai mia moglie era vestita così provocante e se a me la cosa dava fastidio.

Io risposi:

"assolutamente no dato che le ho detto io cosa doveva indossare!".

Luca allora aggiunse:

"ma dai…non mi dire che tua moglie fa sempre tutto quello che le dici?".

Io risposi:

"si, Claudia fa sempre tutto quello che le dico ed ora ve lo dimostrerò!".

Aspettai il ritorno di Claudia e quando lei fece per rimettersi a sedere le dissi:

"Claudia….. siedi appoggiando direttamente il sedere nudo sedia!".

Lei allora con un gesto sensuale si spostò la gonna e si mise a sedere "a pelle", tenendo sempre lo sguardo molto basso.

I miei colleghi rimasero per un attimo senza parole finché io non richiamai la loro attenzione dicendo che questo era solo un piccolo esempio visto che Claudia era disponibile a fare qualsiasi cosa io le chiedessi.

Lei annui rimanendo sempre a testa bassa.

L'argomento dell'intera cena era sempre e solo l'ubbidienza di Claudia.

Si chiacchierava tra me, Luca, Marco e Giorgio su quanto era bello avere una moglie così sottomessa e disponibile, parlando di mia moglie come se lei non fosse presente.

Ad un certo punto Giorgio mi chiese come avevo fatto ad addomesticarla così.

Io gli dissi che seppur dopo molti anni di normale vita matrimoniale,finalmente la vera indole di mia moglie è venuta a galla, era una schiava innata che si era sempre repressa ma che ora aveva capito che le piaceva essere sottomessa al marito.

I miei colleghi allora allungando le mani verso le cosce di mia moglie dissero che se era veramente una donna sottomessa allora ci si sarebbero potuti divertire pure loro, ma io li fermai dicendo che avevano ragione ma solo se io acconsentivo e per il momento non era mia intenzione dare in pasto il mio giocattolo a tre maiali come loro.

Quindi mi alzai dalla sedia e feci fare altrettanto a Claudia, poi salutati i miei colleghi uscimmo dal ristorante.

Giunti in macchina, Claudia guardandomi negli occhi mi disse:

"caro..ti ringrazio per non avermi lasciata in balia di quelle tre persone, ma se mi chiedevi di farlo non ti avrei mai disubbidito e ci sarei andata!".

Io allora accarezzandole la testa le dissi:

"lo so cara che faresti di tutto pur di farmi felice, quindi ora mi fai una bella pompa mentre guida la macchina per andare a casa!". Claudia allora sorridendomi mi tirò fuori il cazzo dai pantaloni ed iniziò un pompino stupendo, di quelli fatti con il cuore che alla fine terminò con un violento spruzzo di sborra calda in gola che lei avidamente bevve fino all'ultima goccia.




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mercoledì 1 luglio 2009

Anniversario di matrimonio

Immaginavo di vedere mia moglie succhiare e fottere un grosso cazzo nero, mentre io la guardavo e magari la fotografavo e la filmavo mentre faceva la porca con il suo amante

Come penso molti mariti, anch'io ho sempre avuto la fantasia di vedere mia moglie Diana scopata da un altro uomo, negro. Immaginavo di vedere mia moglie succhiare e fottere un grosso cazzo nero, mentre io la guardavo e magari la fotografavo e la filmavo mentre faceva la porca con il suo amante negro. Non volevo effettivamente che mia moglie scopasse con altri uomini, ma ognuno ha la sua fantasia. Io solo raramente avevo toccato con lei l'argomento di vederla fare sesso con un altro uomo ed in quelle occasioni lei si era dichiarata inflessibilmente contraria. Per capire la situazione, dovete sapere che tipo di donna fosse la mia avvenente ma pudica moglie. Diana era nata e cresciuta nel sud degli Stati Uniti ed era innata in lei la convinzione che una donna bianca non dovesse avere niente a che fare con un negro, per non parlare, poi, di prendere in considerazione il fatto di fare sesso con lui. Quando sposai mia moglie, io ero il primo uomo con cui avesse avuto rapporti. Fino al giorno del matrimonio si era sempre rifiutata di fare sesso, perché voleva arrivare illibata nel letto nuziale. Devo dire di essere stato felice quando la deflorai il giorno in cui ci siamo sposati. Visto che era vergine, quella non fu una notte di sesso selvaggio, ma fu ugualmente piacevole. Fare sesso con mia moglie era bello e, quando lei si abituò a farlo, migliorò ulteriormente, senza mai arrivare ad una qualità mirabile. Ella conservava la sua puritana: indossava abiti morigerati e costumi da bagno interi. Diana era una donna di classe in tutte le sue connotazioni. Accompagnava il figlio al calcio, faceva parte dell'Associazione Genitori e cantava nel coro della chiesa. Era la personificazione della perfetta moglie e mamma. Non ero mai riuscito a farmi fare un pompino, anche se le piaceva che io le leccassi la fica, procurandole l'orgasmo quasi sempre. Lei affermava che prendere in bocca il cazzo era degradante e umiliante e che non voleva farlo. Inoltre non voleva prenderlo nel culo. Devo ammettere che questo non mi attirasse in modo particolare, ma volevo avere per me ogni buco di mia moglie. Ma avevo accesso solo alla porta principale. Un'altra cosa che mi frustrava era che non mi permetteva di fotografarla nuda, affermando che quelle che lo facevano era donne di facili virtù. Come tutti i matrimoni, il nostro divenne rutinario e, con la nascita e la crescita dei figli, i rapporti sessuali divennero meno frequenti, benchè soddisfacenti. Sembrava che, dopo la nascita dei nostri tre figli, Diana avesse perso interesse nel sesso. Naturalmente ella non aveva mai pronunciata la parola "scopare" e non bestemmiava per niente. Dopo quindici anni di matrimonio la nostra vita sessuale era infrequente ed affievolita. Sempre le solite cose. Diana non era una che volesse variare. Voleva farlo solo a letto. Mai in macchina, presi da un'improvvisa passione, o su una spiaggia deserta o nell'orto dietro la nostra casa di campagna. Non le piaceva provare nuove posizioni, sempre nel modo canonico. Solo raramente sono riuscito a convincerla a farlo in modo differente. In 15 anni l'abbiamo fatto solo due volte alla pecorina e una volta lei è venu

"Perchè lo vuoi sapere?" mi chiese. Le dissi che ero curioso di sapere.

"Tu mi racconti quali sono le tue, ed io ti racconto le mie." Ella mi guardò e mi disse che aveva fantasticato di fare l'amore con alcuni divi del cinema. In particolare con Harrison Ford e Tom Selleck. Aggiunse che ogni tanto pensava anche quanto potesse essere piacevole avere rapporti sessuali anche con altri attori. Pensai che questo non fosse insolito: probabilmente anche altre numerose annoiate casalinghe avevano questa fantasia. Mi chiese, quindi, quale fossero le mie. Esitai un attimo, conoscendo quello che lei pensava del sesso. Ma mi dissi

"Al diavolo; chi non risica non rosica." Le dissi che sognavo di vederla fare l'amore con altri uomini. Mi guardò negli occhi e mi chiese

"Davvero?"

"Si!", le dissi. Mi chiese se avessi in mente qualcuno in particolare. Le dissi di no, che avevo fantasticato sui suoi rapporti con altri uomini, così in generale. Le dissi che avevo fantasticato molte volte di vedere lei leccare e fottere un grosso membro nero. Conoscendo, tra l'altro, cosa ne pensasse dei rapporti interazziali, ero sorpreso che avesse accettato di parlare di questo, visto che in passato, quando avevo accennato l'argomento, era sembrata turbata e aveva lasciata cadere il discorso. Diana non è come le bellissime ragazze che si vedono su Internet, pur tuttavia ella è un'attraente moglie e madre di circa 40 anni. E' una castana naturale, ma ultimamente si è tinta i capelli di un colore rossiccio, avendo provato di farsi prima bionda e poi nera. Ha due deliziose tette piene e sode con i capezzoli che fanno impazzire quando si rizzano. Ha un corpo delizioso, appena un poco appesantito dalle maternità e dall'età: quando la vedo nuda mi diventa duro...anche se ultimamente questo era successo non tanto spesso. Si avvicinava il nostro quindicesimo anniversario di matrimonio e decidemmo di festeggiare andando fuori in città a cena in un buon ristorante francese molto costoso. Per tutta la giornata non riuscivo a concentrarmi sul lavoro, pensando a quella sera. Avevamo concordato di lasciare i figli a casa dei nonni, per avere la casa libera per il dopo cena. Visto che era l'anniversario del nostro matrimonio, ero certo che avremmo finito con fare l'amore, anche se nella solita banale maniera. Abbiamo sempre fatto l'amore il giorno del nostro anniversario. Quel giorno avrei dovuto lavorare fino a tardi, per cui concordai con Diana che sarebbe passata a prendermi al lavoro, portandomi una camicia pulita, per andare poi da li al ristorante. Stavo finendo il lavoro, per cui le telefonai che poteva partire e le chiesi cosa avrebbe indossato. Ella rispose:

"Metterò qualcosa di speciale che ti sorprenderà" Alle 19 in punto arrivò su in ufficio con addosso un soprabito grigio di lino, un paio di scarpe aperte con tacco alto ed un paio di calze di nylon nero, che si vedevano sotto il soprabito. Il soprabito era slacciato su in alto mostrando un delizioso spacco del seno appena accennato. Intorno alla gola aveva una collana di velluto nero con appeso un cammeo bianco, che ingraziosiva il suo aspetto. Mi resi conto che di non averla mai vista così sexy, considerato che non era avvezza a mostrare il seno. Ma era il nostro anniversario e probabilmente voleva essere speciale per quella sera. Quanto io fossi ingenuo lo scoprii dopo; ma al momento mi gustai la vista di mia moglie così deliziosa. Andammo a cena e passammo due ore piacevoli nel ristorante mangiando e gustando molto quello che ci servirono. Amavo mia moglie e godevo della sua compagnia, anniversario o meno. Ero molto soddisfatto anche di come gli altri uomini presenti guardavano la mia Diana. Ella era molto attraente, anche se non era più giovanissima. Mi dava una piacevole sensazione vedere che altri uomini trovassero mia moglie desiderabile. Brindammo con lo champagne al nostro amore, al nostro matrimonio ed ai nostri figli. Come regalo d'anniversario detti a mia moglie, mentre mangiavamo, un anello con un grosso (per le mie tasche senz'altro) diamante di due carati e mezzo. Lo prese con la mano destra perchè voleva metterlo sul dito anulare sinistro insieme con la fede nuziale. Notai che non indossava altri gioielli se non due orecchini a bottoncino di diamante. Mi meravigliai perchè era solito portare tanti gioielli, che le avevo regalato negli anni. Quando se lo infilò nel dito mi fece uno strano sorriso, e disse

"Oh! Tesoro, è perfetto... proprio perfetto." Le chiesi se anche lei aveva un regalo per me.

"O si! Un regalo piacevole, che certamente troverai molto inconsueto." Mi fece uno strano sorriso mentre parlava e lasciò il discorso in sospeso. Pensavo volesse farmi una sorpresa. Oh! Com'era vero!. Lasciammo il ristorammo ed andammo via per tornare a casa. Appena mi misi al volante, mia moglie mi chiese di fare prima un giro in macchina. Le chiesi se dovevo andare in un posto in particolare e mi disse di uscire dalla superstrada e prendere verso nord. La guardai e vidi nel suo viso lo strano sorriso di prima; pensai tra di me

"Chissà cosa si sta inventando?"; visto che fino ad allora l'unica scappatella che avevamo fatto era in un motel che si trovava su quella strada. Avrei visto presto che cosa sorprendente mi doveva capitare. Dopo un po' arrivammo al motel che, dopo la costruzione della superstrada, era rimasto tagliato fuori dal traffico. Tuttavia era ancora aperto, anche se si fermavano pochi ospiti. Si vedeva solo un'altra automobile parcheggiata fuori. Mi disse di entrare e fermarmi di fronte al villino più lontano. L'altra macchina e Diana scese e mi guardò con lo stesso strano sorriso sulla faccia ..

"Vieni?" mi chiese. Mentre si allontanava dalla macchina le chiesi dove stesse andando. Si fermò in un cono d'ombra e con il soprabito chiuso con le mani mi disse

"Sto andando a prendere il tuo regalo d'anniversario. Lo vuoi, vero?" Si aprì il soprabito e con un movimento rapido se lo tolse e, dicendomi

"Prendilo", me lo buttò. Non presi il soprabito che cadde sulla macchina: stavo guardando mia moglie che usciva dall'ombra ed entrava nella luce. Ero stupito di veder mia moglie che era lì fuori al chiarore della luna con il solito sorriso sulla faccia e con indosso soltanto un paio di calze nere, un paio di scarpe alte e con la fede di matrimonio e l'anello d'anniversario al dito. Diana era una stupenda visione là in pedi sotto la brillante luna ottobrina. Le chioma rosse contrastavano con la pelle bianca....il bruno triangolo peloso del suo monte di venere...i suoi bruni capezzoli gonfi ed eretti...la luce scintillante dei diamanti alle orecchie e sulla mano.

"Cazzo!", pensai,

"Per tutto il tempo che siamo stati al ristorante non aveva niente sotto il soprabito. Per giove, mia moglie è nuda in un posto pubblico." Senza pensare girai la testa intorno per vedere ch

"E' così diversa da come la conosco. Chissà come si sarà divertita a prepararmi questa sorpresa: sarà certamente una memorabile notte per me." Avevo ragione, ma non nel senso che io pensavo. Diana mi chiese

"Mi ami veramente, tesoro?" Naturalmente le dissi di si. Che l'amavo, l'amavo moltissimo. Che stava dando molta felicità ed appagamento alla mia vita.

"Anch'io ti amo e sono felice" mi disse

"Ricordatelo...dopo" Ella si girò e si avviò verso un villino e aprì la porta...si fermò e con il suo sorriso stampato sulla faccia mi disse

"Vieni?" Eccome! Raggiunsi la porta in un attimo e me la chiusi dietro le spalle. La stanza da bagno era chiusa. Mi avvicinai a mia moglie per abbracciarla e baciarla. Ella mi disse

"Aspetta! Togliti tutti i vestiti."

"OK!" pensai

"Ha un piano e la devo assecondare." Mi spogliai in un momento. Avevo il cazzo già dritto e duro. Vedevo mia moglie che me lo fissava. Non ho un membro molto grosso. Sapevo che c'erano degli uomini che l'hanno molto più lungo e più grande, ma non me ne vergognavo. Avevo quasi 40 anni ed ero soddisfatto così. E pensavo che anche Diana lo fosse altrettanto, non avendo mai fatto commenti sulla sua misura durante tutti gli anni di matrimonio. Ero lì nudo che guardavo mia moglie nuda che guardava suo marito nudo. Le dissi

"Certamente ti sarai data un gran da fare per preparare questo piano..cosa viene dopo?" Si avvicinò a me di due passi e guardandomi negli occhi, mi disse.

"Sto per darti il tuo regalo di anniversario. Qualcosa che penso tu abbia desiderato per lungo tempo...per molti anni. Prima di dartelo, però, voglio chiederti una cosa. Se dici di si, non si può tornare indietro, tesoro. Non importa cosa succeda, non dobbiamo fermarci, ne tornare indietro. Qual è la tua risposta? Lo vuoi?" Ripensandoci ora, ero stato del tutto ottuso a non indovinare a cosa si riferisse. Ma quella notte non avevo alcun indizio. Sarà anche perchè tutto quello che stava facendo quella sera era così lontano da quello che aveva fatto prima. Le dissi che certamente lo volevo. Guardandomi negli occhi, mi disse:

"Mi devi giurare solennemente sul nostro voto matrimoniale e promettere che qualsiasi cosa dovesse succedere qui dentro, tu non devi interferire e cercare di interrompere. Qualsiasi cosa io dicessi." La guardai meravigliato di quanto mi avesse chiesto:

"Da adesso in avanti...qualsiasi cosa succeda....non devo farlo smettere?" Accettai e le dissi:

"Giuro sul nostro voto matrimoniale che non cercherò di fermare qualsiasi cosa tu abbia predisposto e non interferirò qualsiasi cosa tu dicessi." Diana aveva uno sguardo rassegnato sulla faccia e negli occhi un piccolo lampo di paura. Pensai

"Ho sbagliato qualcosa? Che sta succedendo qui?" Si girò e si diresse verso la porta del bagno con il suo corpo eretto, le sue mammelle piene che ondeggiavano e i suoi capezzoli ritti che sembravano indicare la strada. Si fermò davanti alla porta, prese in mano la maniglia ed esitò per uno o due secondi. Aprì la porta e disse

"Vieni fuori!". Si voltò verso di me, facendo alcuni passi indietro. Mi stavo chiedendo con chi stesse parlando, quando un alto, muscoloso e attraente uomo negro entrò nella stanza, uscendo dal bagno. Come me e Diana, anche lui era completamente nudo. Come si mosse il suo lungo membro semieretto, con una grossa cappella di colore porpora, si mosse avanti e indietro. Anche se semieretto, il suo membro era più lungo del mio, pur se duro. Pensai che, quando fosse stato del tutto duro, doveva misurare 20-23 cm. di lunghezza e 18-20 cm. di circonferenza, se non di più. Diana, guardandomi sopra la sua spalla, mi disse

"Questo è Max: stiamo per realizzare la tua fantasia erotica, amore mio. Max sta per scoparmi, mentre tu ci guardi. Potrai fotografare e filmare tutto quanto." , indicandomi l'angolo dove c'erano una videocamera sul treppiedi ed una macchina fotografica 35 mm sul tavolo. Mentre mia moglie parlava, Max si avvicinava a lei, sovrastandola in statura, e indirizzando uno sguardo sprezzante verso di me. Appoggiò le sue grandi mani nere sulle spalle di lei., le fece scivolare sul suo petto e le chiuse a coppa sui bianchi seni. Ero lì in piedi attonito ed ammutolito. Quando Diana aveva detto "scoparmi", l'aveva detto con forza e con enfasi. Quasi sputandolo fuori. Non sapevo che lei conoscesse quella parola. Non l'avevo mai sentita dirgliela neanche una volta per tutto il tempo del nostro matrimonio. Vedevo la mia candida bianca moglie nuda che veniva accarezzata da un uomo negro nudo...Ella mi guardava con uno sguardo di conquista; allora capii il significato di quello strano sorriso sulla faccia. Non potevo dire o fare niente. Ero come paralizzato. Max la stava baciando sul collo, mi guardò e mi disse

"Scoperò tua moglie al posto tuo, bianco smidollato; guarda come si scopa una donna bianca." Ero ipnotizzato guardando quelle mani nere muoversi senza sosta sul petto di mia moglie, accarezzare i suoi seni, massaggiare e strizzare i suoi rosei capezzoli finchè essi si rizzarono come gomme di matite, scendere sulla pancia, sul peloso monte di venere. Un robusto dito nero sparì tra le labbra vaginali. Diana lo abbracciò e gli accarezzò le spalle lentamente con languore. Stava chiaramente godendo...per essere stata una donna con tanti tabù sessuali, non sembrava per niente imbarazzata a farsi vedere nuda ed avere le mani di un estraneo sulle tette e nella fica mentre io la guardavo...

"O l'estraneo ero io?" Dopo che mia moglie mi aveva fatto promettere di non interferire, il mio membro era diventato molle. Ma alla vista delle nere mani di Max sul corpo nudo di mia moglie e sentire dalle sue labbra che ella stava per essere scopata da lui..

"SCOPATA DA LUI!!!!"...il mio cazzo immediatamente divenne duro; così duro da farmi quasi male. Me lo presi in mano e lo scappellai un poco. Guardai verso la telecamera e vidi che era pronta. Non sapevo cosa sarebbe successo, ma perdiana ero sicuro che avrei ripreso tutto quanto. Presi la 35 mm dal tavolo dove c'erano anche due cassette vergini e diversi rotoli di pellicola intonsi.

"Brava!, ragazza" Presi un paio di foto di mia moglie che tirava indietro la testa mentre Max le baciava il collo e le faceva un succhiotto....ed un fievole sussurro usciva dalla bocca di lei.

"Adesso godrò scopandoti, Diana; ma godrò ancora di più sapendo che tuo marito ti guarda mentre ti scopo", disse Max.

"Si," disse lei,

"Voglio che mi scopi davanti a mio marito. Facciamolo contento." Diana mise le braccia attorno al collo dell'uomo e lo baciò sulle labbra appassionatamente... guardavo mia moglie nuda che baciava un nudo uomo negro che stava per scoparla in mia presenza! Le sue mani afferrarono le chiappe di lei fissamente attirandola a se...il suo cazzo contro la pancia di lei....le tette e i capezzoli di mia moglie che premevano contro il petto di lui.

"Oh sì! Puoi contarci", disse lui,

"Ti scoperò alla grande, signora, ma prima mi devi succhiare il cazzo" e spinse Diana a inginocchiarsi. Il suo cazzo era ancora semieretto, proprio davanti alla faccia di mia moglie. Diana guardò verso la telecamera e si sistemò in modo che potesse essere ripreso bene sia la sua faccia che il cazzo scuro. Mi passò per la mente che ella avesse provato precedentemente questa coreografia. Può essere che Max l'avesse già scopata prima? Altre volte prima di oggi? Il mio cazzo era durissimo e me lo menai furiosamente per qualche attimo, poi presi la 35 mm e scattai alcune foto. Diana prese in mano il suo cazzo, gli scoprì la rossa cappella che baciò, fece guizzare la lingua sulla punta, leccandolo poi per tutta la sua lunghezza. Poi tornò sulla punta, aprì la bocca ed avvolse le sue rosse labbra attorno al cazzo nero ed incominciò a succhiarlo. Mi venne in mente quando Diana mi aveva avvertito di non interferire e di non fermare quello che sarebbe successo. Ma chi aveva intenzione di interferire? Si stava realizzando il mio sogno! Ed era vero, concreto! Stavo intensamente godendo ogni attimo di quello che stava avvenendo ed ero certo che il meglio doveva ancora accadere. Diana stava facendo un superbo pompino...succhiava e leccava e ....... pompava freneticamente avanti e indietro quel cazzo color ebano. Per essere una che non aveva voluto mai succhiato il mio membro, sembrava stesse facendo proprio un bel lavoro. Ero esterrefatto di come avesse imparato i Max stava gemendo....

"Bello! Oh si! Succhiamelo!, Succhia il mio cazzo nero! Mostra a tuo marito quanto ti piace succhiare un cazzo nero! Diglielo! Diglielo a tuo marito quanto ti piace succhiare un cazzo nero!" Diana guardò me e la telecamera e disse:

"Oh Dio!, amore..... Quanto mi piace succhiare il suo cazzo nero!....Non finirei più!" Lo tirò fuori, se lo appoggiò sulla faccia, sugli occhi, sulle guance....quindi se lo ricacciò in bocca succhiandolo e leccandolo con la lingua intorno alla grossa cappella.... mordendolo leggermente con i denti. La mia amata moglie stava venerando quel grosso cazzo nero con la lingua, con la bocca e con le labbra. Max con una mano sulla testa di Diana la fece voltare verso la telecamera, mentre con l'altra la spinse verso di se. Egli incominciò a infilarglielo nella bocca..... spingendolo fino in gola, così profondamente da farle mancare il fiato. Il cazzo era dentro per quasi 15 cm. Le forti mani di Max tenevano ben ferma la testa di mia moglie contro di lui, impedendole di tirarla indietro. Suoni inarticolati uscivano dalla bocca di lei...cercava di lottare..ma non poteva fuggire da lui. Mani forti la tenevano ferma lì.

"Apri la tua gola piccola... lo devi prendere tutto in bocca prima di prenderlo in altri posti!" Diana smise di lottare... lui glielo spinse ancora più dentro. Il cazzo andava avanti e indietro nella bocca di mia moglie fino in gola...umido di saliva quando veniva fuori dalla bocca. Lui incrementò il ritmo del pompaggio, mentre mia moglie si sistemò meglio sulle ginocchia. Gli occhi di Diana erano spalancati e lo guardavano, guardando ogni tanto verso di me. Io ero preso alternativamente a menarmi il mio duro cazzo ed a scattare fotografie di mia moglie che succhiava quella grossa cappella. Mia moglie controllava che io la riprendessi mentre spompinava quel cazzo nero. Diana gemeva mentre veniva scopata in bocca ...fino in gola.

"MMMMMMM!....MMMMMMM!" Devo dirvi che mia moglie stava visibilmente godendo mentre veniva scopata nella sua bella bocca ... un rivoletto di luccicante succo colava sulle sue gambe inumidendo la sua folta peluria pelvica.

"Tua moglie non è capace di fare un pompino! Devo insegnarlelo io!" mi disse Max mentre pompava avanti e indietro il suo cazzo d'ebano.

"Devo insegnarlelo io?" pensai. Diana aveva entrambe le mani fermamente aggrappate alle chiappe di Max e sembrava spingerlo ulteriormente verso la sua bocca. Max accelerò ulteriormente il ritmo con colpi sempre più brevi finchè non vidi le sue chiappe fremere mentre raggiungeva l'orgasmo.

"Oh si, piccola! Sto venendo! La tua prima bevuta di sperma di un negro!" Max teneva ferma la testa di mia moglie e le ficcò il suo cazzo ancora più dentro. Il naso di lei era affondato nel pelo pubico di lui. La schiena dell'uomo s'inarcò quando venne ed io vedevo gli spasmi del suo cazzo contro le guance di lei. Ripetutamente il suo cazzo scaricò fiotti di sperma nella bocca e nella gola di mia moglie. Sperma bianco gorgogliava fuori dalle sue labbra ...fuori dal suo naso...ella incominciò a dimenarsi mentre lo sperma continuava a riempirle la bocca. Stava affogando nella sborra. Riuscì a staccarsi dalla morsa e quando il cazzo venne fuori un getto di sperma le spruzzò sulla faccia, proprio in mezzo agli occhi, scivolando sulle guance e sui capezzoli eretti. Altri getti di sperma andarono a finire sul suo orecchio destro e sui suoi capelli. Max le afferrò i capelli, spinse indietro la sua testa e le ordinò di pulire il cazzo.

"Puliscilo, piccola! Fai vedere a tuo marito come si fa!" Diana afferrò di nuovo il suo cazzo sporco di sperma e messolo in bocca lo leccò e lo succhiò fino a quando anche l'ultima goccia di sperma non fu nella sua bocca. Diana pulì la sborra dai suoi capelli e dall'orecchio. Inginocchiata davanti a noi con lo sperma sulla faccia e sulle tette e con ancora più sperma che le usciva dalla bocca, volse il suo sguardo verso di me. Poi guardò giù le sue mani e vide la sua fede matrimoniale e il suo anello di anniversario tutti pieni di sperma. Alzò la testa e mi guardò negli occhi con un largo sorriso di vittoria sulla faccia! Si passò le mani sulla faccia come per pulirsi dello sperma di Max. Si alzò in piedi e dopo essersi passate le mani sui capezzoli venne verso di me.

"Mi ami ancora, tesoro?" mi chiese con uno sguardo indagatore e fiducioso negli occhi.

"Si, naturalmente ti amo" le risposi. Diana mi si avvicinò, appoggiò le sue tette appiccicose di sperma sul mio torace e prese la mia faccia tra le sue mani madide di liquido vischioso. Chinò la testa e mi baciò sulle labbra. Io contraccambiai il suo bacio, provando il gusto salato dello sperma che aveva sulle sue rosse labbra. La sua lingua guizzò dalla sua bocca aperta e la mia bocca, istintivamente, si aprì per accoglierla dentro di se. Insieme con la lingua, entrò nella mia bocca aperta un'abbondante quantità di sperma di Max. Il vischioso, salato e appiccicoso sperma che pochi minuti prima era depositato dal grosso e duro cazzo nero di Max! Diana tornò verso Max che era rimasto fermo lì dove l'aveva lasciato. Ella cinse con le sue braccia il collo dell'uomo e lo baciò sulla bocca, spingendo profondamente la sua lingua tra le labbra aperte di lui. Max accarezzò e strizzò le tette di mia moglie, spostando, poi, le sue mani su tutto il corpo di lei, palpandolo con voluttà. Girandosi, in modo che la telecamera potesse riprendere il più possibile, fece scivolare le sue grandi mani nere tra le cosce di Diana, facendole aprire. Un dito massaggiava le labbra della fica, mentre un altro dito sparì dentro di esse a titillare il clitoride. Prontamente lei incominciò a dimenarsi muovendo il suo culo, mentre continuavano a baciarsi. Lei emetteva dalla gola mugolii di piacere....le dita di Max erano madide dell'umore di lei. Ella visibilmente eccitata all'inverosimile e stava per raggiungere il culmine del pi Max titillava il clitoride freneticamente... le grida di lei si fecero sempre più forti.

"AHH!...UMM!" mugolava ..... il suo succo mieloso fuoriusciva dalla fica bagnandole le cosce fino alle ginocchia e inzuppando le calze nere che ella aveva su. Vidi il suo corpo, prima teso, agitarsi in modo incontrollabile quando ondate su ondate di orgasmo la percorsero interamente.

"AAAAAAAAHHHHHH!!!!!!! ........ UUUUUUUUMMMMMMMMM!!!!!!" ella gridava mentre l'orgasmo sconvolgeva il suo corpo. Le sue tette sobbalzavano oscenamente. Max doveva essere più giovane di noi di circa 10 anni. Non ho mai saputo la sua età. Egli aveva un corpo muscoloso: non aveva un grammo di grasso. Era più alto di me di una spanna. Max alzò mia moglie come fosse una piuma, si diresse verso il letto e la depose su sulla schiena. Diana prontamente allargò le gambe offrendosi nella classica posizione da scopata. Il letto non aveva né cuscini né coperte, solo un lenzuolo sul materasso. Max sistemò mia moglie in modo che la macchina fotografica potesse riprendere quello che succedeva, ficcò la sua faccia tra le gambe di lei ed incominciò a baciarla e a leccare il vischioso umore che era uscito dalla fica. Diana sicuramente gustava quello che le stava facendo ed incominciò a miagolare come una gattina. La bocca dell'uomo si mosse sul monte di venere e leccò anche il liquido di cui era impregnato. Le sue labbra scesero giù andando ad esplorare le profondità della fica. La sua lingua apriva le sue labbra gonfie., si abbassò ulteriormente e leccò lo spacco peloso. Diana era ancora un volta su di giro e si capiva che presto avrebbe avuto un altro orgasmo. E Max non aveva ancora iniziato a leccarle veramente la fica! L'uomo alzò le gambe di lei sopra la sua testa e le divaricò portando la vulva verso la sua bocca avida ed incominciò ad introdurre la sua lingua nella fica invitante di mia moglie. Egli fece roteare la sua lingua nell'umida caverna per diversi minuti mentre Diana si eccitava sempre di più. Ella roteava la sua testa da una parte all'altra, con gli occhi chiusi e le mani di fianco al suo corpo e con le dita che scavavano nel lenzuolo. Le mani di lui erano su entrambi i capezzoli e li strizzava violentemente...i capezzoli erano diventati duri e ritti ..... le aureole le si erano gonfiate per il piacere. Diana abbassò le sue gambe sul letto, la sua eccitazione era al massimo ed incominciò a dimenare i suoi fianchi sotto il viso e la lingua del negro. Lei ficcò le sue dita nei capelli corti dell'uomo ed afferrò la sua testa e la spinse con forza verso la sua umid Nella stanza echeggiavano le sue alte grida di piacere .....AAAAHHHH! ........UUUUMMMM! Non l'avevo mai sentita gridare così tanto e così forte prima d'allora, quando le avevo succhiato e leccato la fica io. Il massimo che avevo ottenuto era stato un lieve mugolio. Una volta le era scappato un Oh!. Ma adesso mia moglie era cambiata, guaiva, si dimenava, gridava a Max quanto le piaceva che lui le leccasse la fica.

"Leccami! Leccami la fica! Oh Dio! Che grande piacere mi dai! Sto venendo ancora! Vengooooo!! Vengooooo!!!! Vengooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!" Una forte scossa percosse il corpo di mia moglie facendola sobbalzare e tremare violentemente, i suoi fianchi andavano su e giù ed un mare di umido vischioso liquido inondò la bocca e la faccia di Max. Le mani di lui continuavano a palpare le tette di lei, stringendole e massaggiandole violentemente, strizzando i capezzoli tra le sue dita fino a farli diventare ritti e duri. La faccia dell'uomo continuava ad essere affondata nella fica di mia moglie... continuava a leccarla e a succhiarla portando il piacere di lei sempre più in alto. Finalmente prima rallentarono e poi cessarono i suoi spasmi e i suoi dimenamenti. Lei distese le sue gambe e lentamente allontanò la sua fica madida dalla faccia dell'uomo. Max era in ginocchio tra le gambe aperte e distese di lei, il suo cazzo nero era duro e ritto. Lo prese in mano, liberò la cappella e lo puntò verso la fica di mia moglie.

"Penso che tu sia pronta per questo cazzo nero! Non è vero Diana?" Mia moglie aprì gli occhi e guardando tra le sue gambe vide il cazzo che stava per impalarla.

"Oh sì! Sono pronta ed ansiosa di prenderlo" Volgendo il suo sguardo verso di me, Max, con il cazzo appena appoggiato tra le labbra della fica, ordinò a mia moglie di dirmi cosa volesse.

"Voglio che tu mi scopi con il tuo grosso cazzo nero!" Gli disse, mentre il cazzo lentamente scivolava su e giù tra le labbra umide, toccandole appena.

"Ah sì, è questo che vuoi da me?" mentre lei muoveva i suoi fianchi, cercando di farsi penetrare.

"Digli di chiedermi di chiavarti!" ordinò sommessamente

"E guardalo quando glielo dici!" Diana mi guardò dritto negli occhi e disse

"Fottimi! Dammi il tuo bellissimo grosso e duro cazzo nero! Metti questa stanga fenomenale nella mia fica! Scopami! Per piacere scopami!" Max ribattè

"Vuoi che scopi la tua fica di donna bianca mentre tuo marito ci guarda?"

"SIIIIII! Si per piacere! Voglio essere scopata mentre mio marito ci guarda. Voglio che veda come un uomo negro scopi la sua moglie bianca!" Gli occhi di mia moglie non si distolsero per un attimo dai miei per tutto il discorso. Fica! Non l'avevo mai sentita pronunciare questa parola per tutto il tempo del nostro matrimonio. Pensai che loro due si erano incontrati almeno una volta prima di quella sera. Tutto sembrava progettato e preparato così bene per essere una cosa improvvisata. Max appoggiò le sue mani sulle cosce di mia moglie, là dove finiva la stoffa degli autoreggenti, le divaricò le gambe, aprì le labbra della fica e mise allo scoperto il clitoride gonfio e duro. La fica di Diana era tutta aperta e pronta. Lui fece scivolare le mani sul monte di venere e con il suo pollice incominciò a frizionare il clitoride. Lei gemeva mentre lui premeva sul centro del suo piacere, torcendolo e stimolandolo. Diana cercò, senza riuscirci, di avvicinare la sua passera al cazzo dell'uomo per farsi impalare.

"Chiavami!" miagolava,

"Dammi questo cazzo! Ficcalo dentro la mia fica e chiavami! Per piacere!" Max, guardandola, le disse

"Digli anche il resto" Diana, guardandomi fissamente negli occhi, mi disse

"Chiedigli di scoparmi, tesoro. Io voglio che tu gli dia il permesso di scoparmi davanti a te. E chiediglielo per favore" Guardai mia moglie nuda sul letto che desiderava ricevere un grosso cazzo nero. Guardai Max, che mi lanciò uno sguardo sprezzante, disteso tra le gambe di lei. Se era questo che voleva, così sia.

"Max hai il permesso di scopare mia moglie, qui, adesso." Guardai ancora mia moglie ed aggiunsi

"Scopala per favore!" Mia moglie aveva una faccia contenta. Max mi rivolse un'altra occhiata di disprezzo, magari pensando che io fossi un rammollito pervertito se gli chiedevo di scopare mia moglie, o addirittura un pederasta che volesse fargli un pompino, dopo che avesse finito di chiavare Diana.

"Va bene, amico. Scoperò tua moglie e le farò fare la scopata migliore che abbia mai avuto. Per cui fa' attenzione e potrai imparare qualcosa. Ma sappi che quando avrò finito con lei, tua moglie non ne vorrà più sapere del tuo cazzo." Guardai il suo grosso cazzo, pronto per entrare nella fica di mia moglie. Era davvero enorme. Non come quello di un cavallo, ma, tuttavia, molto grosso. Guardai giù verso il mio cazzo eretto. Era un cazzo che faceva la sua bella figura, ma non c'era paragone, non poteva competere con quello di Max. Mi stupii che Diana potesse riceverlo nella sua stretta fica. Naturalmente lo poteva. Ella aveva avuto tre figli che erano più grandi del cazzo nero, ma era stato 10 anni prima. Max continuava a stimolare il clitoride con le dita introdotte nella fica. Il succo del godimento le usciva a rivoletti scorrendo tra le natiche fino al lenzuolo. I suoi fianchi erano scossi dai fremiti di un ennesimo orgasmo.

"Oh Dio! Per piacere chiavami, Max! Dammi questa mazza che hai tra le gambe! La voglio!" Diana gridava ansimando.

"CHIAVAMI SUBITO!!!!.... NON POSSO PIU' RESISTERE!!!" Max appoggiò la rossa cappella tra le labbra della fica. Il suo cazzo aprì le labbra lentamente e , centimetro dopo centimetro, scomparve dentro la passera di mai moglie.

"MMMMMMMMMM, Max! è questo che voglio! Dammelo tutto!" Dalla mia postazione ero testimone che il grosso cazzo nero di Max entrava lentamente dentro mia moglie. Diana si contorceva mentre quella specie di anaconda entrava nella sua fica, centimetro dopo centimetro.

"Oh Gesù, che bello che è! " gemeva.

"Fino in fondo! Lo voglio tutto dentro fino in fondo!" Diana sollevava i fianchi per farlo entrare tutto. Potevo vedere le labbra della fica che si aprivano per bene per far passare quel cazzo enorme. Lui lo estrasse appena un po' e con un colpo lo fece entrare per quasi la metà della sua lunghezza. Lentamente continuava ad entrare ed a riempire la fica di mia moglie con il più grosso cazzo che lei avesse mai avuto. Alla fine era entrato del tutto. Il suo osso pubico premeva contro le labbra della fica. Il suo pelo pubico si confondeva con quello di mia moglie. Lentamente incominciò a muovere il suo cazzo dentro di lei. Avanti e indietro. Dentro e fuori. Fuori e dentro. Usciva quasi del tutto fuori, lubrificato dal succo di lei. Per poi sparire ancora dentro.

"Oh sì! Eccolo! Chiavami Max! Ficcamelo tutto dentro e chiavami!" Diana gemeva. Gli occhi di lei erano chiusi mentre lui la scopava lentamente. Un sorriso di contentezza era impresso sul suo grazioso viso, tuttora ricoperto di sperma secco. Erano posizionati sul letto in modo che la telecamera potesse chiaramente riprendere il cazzo dentro la fica. La loro scopata si vedeva benissimo sullo schermo di un televisore. Ero stato così preso da quello che stava accadendo che non mi ero accorto che la telecamera era collegata ad un televisore, fino a quando un lampo chiaro non attirò la mia attenzione. Allora incominciai a guardarli fottere alternativamente ora sul televisore, ora nella realtà.

"Ehy, omuncolo bianco!" gridò Max

"Sto godendo la fica di tua moglie come mai tu l'abbia goduta" disse ridendo. Ero ipnotizzato vedendo come il grosso cazzo nero scivolasse facilmente dentro e fuori. Egli spingeva il suo cazzo in modo deciso ma lentamente, con colpi possenti. La dimensione del suo cazzo distendeva la fica causando lo sfregamento del clitoride sulle vene gonfie per tutta la lunghezza dell'asta, portando Diana all'orgasmo ancora una volta. Pensai che mia moglie stava avendo più orgasmi quella notte che in tutta la nostra vita matrimoniale. Sentii il mio nome e realizzai che mia moglie stava per dirmi qualcosa.

"Amore, guardami!" mi comandò. La guardai dritto negli occhi.

"Tesoro, è questo che tu volevi? Guarda tua moglie" disse facendo le fusa

"Sono nuda davanti a te con le mie gambe aperte mentre uno stupendo uomo negro sta scopando la mia fica con il suo poderoso cazzo nero. Guarda come esso scivola avanti e indietro nella mia caldissima e fradicia fica di donna bianca. Non è bellissimo, amore? Non era questo che tu sognavi? Non è quello che tu volevi? Un negro che scopasse tua moglie?"

"Un negro che scopasse mia moglie! UN NEGRO CHE SCOPASSE MIA MOGLIE!" Pensai bestemmiando mentalmente. Un negro stava scopando mia moglie ed io ero lì a guardare! La verità era li davanti ai miei occhi, nuda e cruda. Nemmeno nei miei sogni più ottimistici avevo ritenuto possibile che arrivasse il giorno in cui questo si verificasse. Ero così eccitato da sentire male alle palle e al mio cazzo duro.

"Si amore! Questo è quello che ESATTAMENTE io volevo" le risposi.

"Buon anniversario, amore!" Max mi guardò, dicendo

"Sono contento che tu sia soddisfatto; ma siamo solo all'inizio. Ora scoperò tua moglie facendola godere come non mai." Lo stesso sguardo sprezzante era sulla sua faccia. Mi venne voglia di prenderlo a pugni e far smettere la scopata. Ma mi venne in mente la promessa che avevo fatto a Diana fuori nel parcheggio:

"...non fermare .....non interferire" Max prese le gambe di mia moglie e le fece andare su piegate il più possibile. Con le gambe, anche la fica andò verso l'alto, nella posizione di massima penetrazione. Potevo vedere le labbra della vulva gonfie e ipersensibili. Max incominciò ad aumentare il ritmo del suo stantuffare, scopandola profondamente e portandola vicino all'orgasmo. Il cazzo iperstimolava il clitoride, mia moglie si dimenava, sgroppava cercando di mantenere il ritmo di lui. Rispondeva ad ogni colpo di lui. Diana scuoteva la testa avanti e indietro, con le le mani che vagavano sulle chiappe di lui. L e sue unghie graffiano la pelle del negro. Con voce roca e ansimando guaiva e gridava.

"Chiavami, stallone! Oh sì! Chiavami! Sfondami con il tuo bellissimo cazzo nero! Chiavami il cervello! Chiavami! Chiavamiiiiiii!" Max accelerò ulteriormente i suoi colpi, mentre dalla fica di mia moglie usciva un liquido vischioso che scorreva tra le chiappe e il buco del culo. Poi si fermò un attimo tirò fuori il suo cazzo e menandoselo prima furiosamente , poi lentamente, incomincio a scaricare sul corpo di mia moglie un mare di sborra. Sui peli, sulla pancia, sulle tette e sulla faccia. Mi aspettavo di veder il cazzo afflosciarsi; invece rimaneva duro come se non fosse ancora venuto. Egli mise una mano sotto il culo di mia moglie e con un dito, dopo averlo inzuppato nella fica, incominciò a lavorarne il bruno buco ancora vergine. Appoggiò il dito e con un colpo deciso lo fece scivolare tutto dentro. Lo tirava fuori lo ficcava nella fica per poi rientrare nel buco del culo, facendolo andare avanti e indietro. Poi cambiò dito, invece del medio usò il pollice, sempre dopo averlo inzuppato nella fica. Diana era estasiata Allora lui chiese a mia moglie

"Ti piace sentire che ti sditalino il tuo buco del culo? O vuoi che ti ficchi dentro qualcosa di più sostanzioso?" Mia moglie sbarrò gli occhi, in preda alla paura.

"Il tuo grosso cazzo nel culo? No! Mi faresti troppo male!" e rivolto verso di me

"Amore! Non permetterglielo! Fallo desistere!" Io ero eccitatissimo e continuavo a menarmi il cazzo furiosamente.

"Amore! Non posso farci niente. Ho giurato che non avrei fermato qualsiasi cosa fosse accaduta e non avrei interferito!"

"Cosa avresti potuto fare tu per fermarmi, rammollito!" disse, rivolto verso di me con il suo sguardo sprezzante. Ficcò il suo cazzo nella fica, lo estrasse ben lubrificato e lo appoggiò al buco più stretto di mia moglie. Era grossissimo e, pur temendo per l'incolumità di Diana, ero lì che attendevo, come in tranche, la profanazione del vergine sfintere. Appoggiò la rossa grossa cappella del suo grosso cazzo nero sulle pieghette del buchetto ed incominciò a spingere, lentamente ma con decisione. Mentre il buco incominciava ad aprirsi, sentivo mia moglie che gridava e piangeva per il male. Quando la cappella fu entrata, max diede un colpo più forte e ficcò dentro il cazzo per un bel pezzo. Poi si fermò e aspettò la reazione di mia moglie. La quale gridava

"NOOO! PER FAVORE NOOO" Con un altro colpo deciso fu tutto dentro. Lo tirava fuori lentamente per poi rientrare con impeto. I lamenti di mia moglie si era tramutati in mugolii di piacere. Allora lui lo tirò fuori quasi del tutto, lasciando dentro solo la cappella. Le chiese se voleva che lo tirasse fuori e lei incominciò a gridare.

"NOOO! PER FAVORE NOOO! METTIMELO TUTTO DENTRO! SCOPAMI IL CULO! SPACCAMELO" Con un colpo più deciso tutto il cazzo fu dentro alle viscere di mia moglie. Incominciò a scopare il culo con movimenti prima lenti e poi sempre più forti, fino a quando vidi che tutte e due incominciarono a tremare.

"Sto venendo nel tuo culo, ti riempio tutte le tue viscere della mia sborra!" Delle lacrime incominciarono ad uscire dagli occhi di Diana.. Iniziò un singhiozzare incontrollato . le lacrime scendevano a rivoletti sulle sue guance. Non capivo le sue lacrime. L'udivo borbottare qualcosa come "ancora!" o qualcosa di simile.

"Oh Dio, che bello! Non avrei mai pensato di poter avere un orgasmo anale. Ho tutta la fica che si sta contraendo e sto sborrando" Mia moglie sbrodolava da tutti i suoi buchi. La sua sborra che usciva dalla fica si mescolava allo sperma che gorgogliando usciva dal suo buco del culo, anche se ancora pieno del cazzo di Max. Dopo alcuni minuti, Max estrasse il suo cazzo e chiese a mia moglie di pulirglielo. Diana lo prese prontamente in bocca e con decisi colpi della lingua lo pulì perfettamente. Dopo di che, cascarono sul letto esausti; mia moglie aveva una faccia contenta come non l' avevo vista mai. Rimasero lì sul letto come due amanti dopo una notte d'amore. Incominciava ad albeggiare. Dopo alcuni minuti mia moglie, alzandosi dal letto ed andando verso il bagno, mi guardò con la sua faccia sognante e mi disse:

"Amore! è stato una cosa stupenda! Ma è ora di tornare a casa. Vestiti mentre io faccio una doccia" Io mi vestii in fretta, ricuperai le cassette registrate e i rullini adoperati, mentre sentivo scorrere l'acqua della doccia. Mia moglie uscì dal bagno dopo pochi minuti. Incrociò uscendo Max che stava per entrare a sua volta nel bagno. Lo baciò sulla bocca appassionatamente e con occhi riconoscenti, le disse

"Grazie di tutto. E' stato bellissimo." Lui rispose

"Lo è stato anche per me. Quando vorrai...." Diana mi raggiunse, mi abbracciò e mi baciò teneramente. La coprii con la mia giacca sulle sue spalle. Avvinti l'uno all'altra uscimmo dalla stanza e ci avviammo verso la macchina. Diana si rimise il soprabito grigio, allacciandoselo fino al collo. Prima di salire le dissi

"Grazie, amore! È stato proprio un bellissimo regalo d'anniversario" ma pensai

"O dovresti essere tu a ringraziare me?" Ero convinto che la nostra vita sessuale non sarebbe stata più la stessa, dopo quella sera. Mia moglie avrebbe voluto sicuramente provare altre esperienze... Ed io pure!




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giovedì 11 giugno 2009

Al cinema con mia moglie

Che troia, che bella troia, senti come succhia mentre tu la chiavi, dai faccela chiavare un po' anche a noi ".
Quel giorno pioveva, era domenica e non sapevamo che fare.
Cosi' decidemmo di infilarci in un cinema, il film era uno di quelli noiosi, con la trama poco comprensibile, i manifesti ci avevano ingannati, pensavamo tutt'altro genere.
Comunque, dopo un po' che eravamo li', ed avevamo quasi deciso di uscire dal cinema, si sedette vicino a mia moglie un ragazzo.
"Strano, pensai con tanti posti che c'erano, si viene a sedersi proprio qui".
Allora decisi di restare per vedere quello che succedeva.
Dopo un po' mi accorsi che il tipo aveva allungato una mano sul ginocchio di mia moglie.
Lei si era irrigidita guardandomi, le feci cenno di lasciar fare, volevo vedere dove arrivava.
La sua mano sinistra lentamente incomincio' a salire sulla coscia di mia moglie, mentre con l'altra si era tirato fuori il cazzo e si mastrurbava lentamente.
Vidi mia moglie che lo stava guardando e mi accorsi che contemporaneamente stava socchiudendo le sue coscie per agevolare la mano del tipo, che ormai era arrivata all'inquine.
" Ti stai eccitando ? " le chiesi a bassa voce.
" Sii.., da matti " mi sussurro' lei.
Intanto lui la stava masturbando, vidi la mano di mia moglie allungarsi sul cazzo eretto del tipo ed iniziare a menarglielo lentamente.
Continuo' cosi' per circa cinque minuti, finche' lui sburro' copiosamente, poi si alzo' andandosene.
Ancora stupiti, stavamo per alzarci per uscire, che un'altro tipo, sulla quarantina, si sedette accanto a mia moglie.
Ci guardammo negli occhi e decidemmo di continuare il gioco, che aveva stimolato la nostra libidine.
Stesso copione del primo con il medesimo finale, poi un terzo ed un quarto.
A questo punto avevo il mio cazzo che mi faceva male tanto era duro e volevo dare sfogo a tanta eccitazione accumulata, mia moglie aveva gia' goduto tre volte.
Ci alzammo e mi diressi verso le toilettes, entrammo in una e ci chiudemmo dentro, feci mettere mia moglie alla pecorina, le infilai il cazzo nella fica e iniziai a pomparla di brutto.
Dopo un po' sentii dall'esterno della porta una voce che bisbigliava: " Dai apri che vogliamo guardare ".
Al culmine dell'eccitazione aprii la porta, erano i quattro tipi con il cazzo fuori che se lo stavano menando.
Mia moglie, sempre con il mio cazzo nella fica, si giro' verso di loro e inizio' a spompinarli uno ad uno, ingoiando il loro sperma, mentre loro le toccavano il seno e dicevano:
" Che troia, che bella troia, senti come succhia mentre tu la chiavi, dai faccela chiavare un po' anche a noi ".
Mia moglie mi guardo', mi fece capire che solo con uno, indico' il piu' giovane, si giro' verso di lui offrendogli la fica e lui prontamente vi affondo' il suo cazzo, mentre lei prendeva il mio cazzo in bocca iniziando un favoloso bocchino.
Le sburrai copiosamente in bocca, ero sfinito per la tensione accumulata e mi abbandonai a guardare cio' che avveniva davanti ai miei occhi.
Mia moglie, ormai priva di ogni inibizione, come una ninfomane, aveva cazzi in bocca, nella fica, nel culo, i quattro uomini a turno la possedevano in tutti i modi possibili ed immaginabili, anche la doppia penetrazione un cazzo nella fica e un'altro cazzo in culo, mentre lei li incitava a sfondarla tutta.
Poi, i quattro sfiniti anche loro, andarono via e noi ricomponendoci alla meglio uscimmo dal cinema.
Una volta a casa, dopo una doccia rigeneratrice, rivivemmo nel nostro letto tutti gli avvenimenti, facendomi raccontare le sensazioni provate da mia moglie, ridescrivendomi tutti quei cazzi, ricevuti nel suo corpo.



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mercoledì 29 aprile 2009

L'amante della moglie


Cambiarono gioco: ora si doveva alzare una carta, e quello che alzava la più alta comandava agli altri due di fare…qualche cosa fra loro. Toccò ad Alberto di alzare la carta più alta e comandò ad Antonia e a Giuseppe di spogliarsi completamente. I due eseguirono! Poi vinse Giuseppe che comandò ad Alberto di spogliarsi

Il cinquantenne ragionier Giuseppe Filiberti era un professionista serio e riservato. Andava a messa tutte le Domeniche, accompagnato dalla bellissima e giovane moglie, Antonia, di appena ventitre anni, che aveva sposato cinque anni prima, per intercessione della madre che, prima di morire, voleva vederlo accasato. Antonia era figlia di poveri contadini, ultima di cinque fratelli, e la famiglia fu ben contenta di liberarsi di quella bocca da sfamare; inoltre il ragionier Filiberti godeva di un’ottima reputazione ed era ricco. Lei avrebbe desiderato sposare un giovane del villaggio, con cui faceva l’amore fin da quando erano ragazzini, ma alla fine accondiscese a quel matrimonio d’interesse, perché non vedeva l’ora di lasciare quel povero paese e quella famiglia soffocante.

Il ragionier Filiberti aveva onorato la sposa la terza notte di nozze, non essendoci riuscito le prime due per difficoltà d’erezione, aiutandosi con le mani per introdurre il pene semifloscio. Come ci fosse riuscito rimane un mistero, ma evidentemente Antonia doveva aver perso la verginità da un bel po’ di tempo, e la sua fighetta era calda e accogliente. Lui era riuscito ad avere un timidissimo orgasmo, ma lei, fin dal primo giorno, se voleva godere doveva frizionarsi la passerina con la mano, pensando al cazzo del suo primo amante.

Da quel giorno i rapporti intimi dei due sposi furono del tutto sporadici e insoddisfacenti.

Non ostante ciò il Filiberti amava la mogliettina e questa lo ricambiava con tutto l’affetto di cui era capace.

Antonia era una brava sposa, che la sua mamma l’aveva istruita per bene nelle faccende di casa, ed aveva imparato presto a comportarsi da brava ospite con i conoscenti che frequentavano la casa del ragioniere.

Lo studio di commercialista rendeva molto bene, ed il ragioniere poteva considerarsi un uomo di successo, perciò c’era di che essere contenti.

Con il passare del tempo, però, Antonia era sempre più sessualmente insoddisfatta, ed avrebbe voluto qualche cosa di più di quella mosceria che il ragioniere le concedeva il Sabato sera, e non tutti i Sabati.

Quando l’impiegato anziano dello studio andò in pensione, il ragioniere assunse un giovane laureato al primo impiego. S’erano presentati in cinque per quel posto, ed il ragioniere li intervistò tutti, facendo loro una specie d’esame. Più di tutti gli piacque il dottor Alberto Giovannini, perché lo trovò preparato, intelligente, sveglio, gentile e educato e, forse inconsciamente, perché era un bel ragazzo. Lo assunse con uno stipendio generoso, più di quello che si dava ad un giovane alle prime armi.

Alberto, come il ragioniere chiamava affettuosamente il giovane dottore, si ambientò rapidamente e dopo pochi mesi aveva conquistato la piena fiducia del principale. Questi parlava ad Antonia del suo pupillo, magnificandone le virtù, tanto da risvegliare in lei il desiderio di conoscerlo. L’occasione si presentò poco prima di Natale quando, come ogni anno, il ragioniere offriva una gran cena ai suoi dipendenti. Poiché questi erano una diecina, e con i coniugi di quelli sposati arrivavano a diciassette, la cena non si faceva in casa ma era organizzata presso il ristorante dell’albergo "Aquila nera", il più elegante della cittadina. In quell’occasione il ragioniere non badava a spese e tutti si divertivano. La compagnia non era l’unica, e la sala da pranzo dell’albergo era affollata di gente festante. C’era anche un’orchestrina e durante la cena si ballava, cosicché si finiva molto tardi.

Quell’anno la festa riuscì particolarmente bene perché il ragioniere era insolitamente euforico, e tutti erano allegri. Lo spumante faceva il suo effetto, e le danze erano occasione di maliziosi scambi di dame e cavalieri. Gli uomini invitavano a ballare le mogli dei colleghi, e l’unica nubile, neanche molto bella per la verità, aveva un gran successo presso i colleghi, specie i più anziani, che non badavano troppo se le loro mogli se la spassavano con gli altri.

Alberto, dopo aver fatto ballare la segretaria ed un’altra impiegata, invitò la signora Filiberti, chiedendo il permesso al ragioniere; questi accolse la richiesta con un gran sorriso ed i due giovani si lanciarono nel ballo.

Il Filiberti non perdeva di vista la coppia; non perché fosse geloso, al contrario, era compiaciuto al vedere quei due bellissimi giovani abbracciati nei balli lenti. Mentre li vedeva ballare si accorse di guardare Alberto con simpatia, anzi, non proprio simpatia, ma qualche cosa di più: affetto. Senza nemmeno rendersi conto dell’assurdità della cosa, desiderò di essere al posto della moglie, abbracciato a quel ragazzo. Non si stupì di quel desiderio perlomeno strano: in fondo egli aveva sempre considerato Alberto come un figlio; cosa c’era di male nel desiderare di abbracciarlo?

Da quella sera il ragionier Filiberti cominciò a guardare Alberto con occhi languidi, di cui nessuno si accorse, tranne Alberto stesso. Lo chiamava sempre più spesso nel suo ufficio, e gli affidava le pratiche che richiedevano una frequente consultazione.

Non passò molto tempo prima che Filiberti si rendesse conto che il suo affetto per Alberto non aveva niente di paterno. Fu quando, un Sabato sera, fece l’amore con la moglie e gli venne di pensare al ragazzo: l’erezione, per la prima volta, fu più che soddisfacente, con meraviglia d’Antonia. Mentre era dentro di lei, pensava ad Alberto, a come sarebbe stato bello se fosse stato lì con loro.

La consapevolezza di desiderare Alberto sessualmente sconvolse la vita del ragioniere, ma presto si convinse che, in fondo, c’era tanta gente bisessuale che uno in più non avrebbe cambiato il mondo.

Il sesso non era mai stato molto importante per il Filiberti: qualche sega con gli amici da ragazzino (ora ricordava che gli piaceva toccare il cazzo dei suoi compagni), poche visite alla casa di una prostituta, poi la sua Antonia. Ora il sesso diventava improvvisamente importante: faceva l’amore con la moglie più spesso, e lo faceva con una foga inusitata, tanto che Antonia si stupiva del cambiamento.

Una sera, mentre lui l’accarezzava tenendo gli occhi chiusi, lei osò chiedergli:

-Da un po’ di tempo sei diventato focoso; che cosa ti succede?-

Lui sorrise e rispose con sincerità:

-Sarà perché uso la fantasia, cosa che prima non facevo-.

-Che cosa fantastichi?-

-Beh! Cose un po’ fuori dell’ordinario, cose che mi piacerebbe fare, ma che non farei mai-.

-Su, dimmelo, forse piace anche a me-.

Filiberti confessò, con una certa titubanza, che immaginava come sarebbe stato eccitante avere nel letto un altro uomo; gli sarebbe piaciuto vederla fare l’amore con lui. Antonia si scandalizzò e gli diede del porco. Lui si difese dicendo che erano solo fantasie e che aveva letto, sulla rubrica di un settimanale, che le fantasie erotiche aiutavano le coppie stanche. Lei si ammansì, ma per quella sera non ne parlarono più.

Da quella volta, però, nei momenti d’intimità parlavano sempre di quella fantasia, e lui s’accorse che Antonia si eccitava moltissimo quando lui le faceva delle proposte spinte.

-Ti piacerebbe avere qui un bel ragazzo che ti lecca la passerina mentre io te lo metto da dietro-;

Lei godeva e urlava: -Siiiiiiiiii-.

Dopo, però, lei chiariva che diceva sì solo perché era eccitata, ma non lo avrebbe mai fatto veramente.

Filiberti era paziente; continuò così per un po’ di tempo, poi, una sera in cui lei era particolarmente eccitata, le chiese:

-C’è nessuno fra quelli che conosciamo che ti piacerebbe avere qui con noi?-

-Sei pazzo? Ti dico che sono solo fantasie-.

-Si, va bene, ma anche nella fantasia mi piace dare un volto alle persone. Su dai, non dirmi che fra tanti ragazzi che conosciamo non ce n’è uno che ti piace più degli altri. Per esempio, Alberto non ti piacerebbe?-

Antonia non rispose, ma era chiaro che il suo silenzio significava sì. Filiberti ne fu eccitato al punto che riprese con vigore a far l’amore: era la prima volta che lo faceva due volte di seguito. Mentre lei godeva (anche questa era una novità; ora godeva anche lei durante l’amplesso: effetto della fantasia), lui disse:

-Uno delle prossime volte che lo invitiamo, lo facciamo.-

-Non ti azzardare a fargli delle proposte oscene, non farei mai l’amore con lui alla tua presenza-.

-Vorrà dire che lo farete da soli-.

Antonia era veramente eccitata da quei discorsi; Alberto le piaceva molto ed a volte aveva anche fantasticato di fare l’amore con lui. Ora, forse, il suo desiderio si sarebbe avverato con la benedizione del marito.

Alberto, dal canto suo, non era insensibile alle attenzioni che il ragioniere e la moglie avevano per lui, ma pensava che si trattasse solo di amichevole simpatia. Il principale lo trattava sempre più famigliarmente, a volte gli metteva un braccio attorno alle spalle o gli accarezzava una mano. Lui non si ritraeva, perché non vedeva niente di male in quelle manifestazioni d’affetto che, anzi, non gli dispiacevano. Il ragionier Filiberti, Giuseppe, come volle che Alberto lo chiamasse, lo invitava sempre più spesso a cena, e fra i due coniugi ed Alberto si era instaurata una notevole confidenza.

Un giorno Giuseppe, in un momento di confidenza, interrogò Alberto:

-Alberto, che ne pensi di Antonia?-

Il ragazzo arrossì e balbettò:

-Penso che sia una bravissima moglie, molto intelligente e…molto bella-.

-Benissimo, perché anche tu piaci molto a lei-.

Alberto arrossì ancor di più ed il ragioniere rise.

-Non c’è motivo di sentirsi imbarazzato; è naturale che ti piaccia e che tu piaccia a lei, siete entrambi giovani e belli, ed io sono felice se lo siete voi-.

Quelle parole avevano un suono equivoco, ma Alberto ricacciò indietro il pensiero che per un attimo affiorò alla sua mente: non era possibile che il ragioniere volesse che lui e la moglie…; no, no, forse era solo il grande affetto che Giuseppe provava per lui, che lo spingeva a dire quelle cose.

Da quel giorno, però, ogni volta che Alberto andava a casa del principale, e ci andava spesso perché lo invitavano a cena, ormai, almeno una volta la settimana, si sentiva imbarazzato alla presenza di Antonia ed abbassava gli occhi; così come, del resto, faceva anche lei. Giuseppe li scrutava di sottecchi e notava il loro imbarazzo, ma vedeva benissimo che fra i due stava nascendo qualche cosa.

Prese a lasciarli soli sempre più spesso trovando delle scuse, ed una sera disse che doveva incontrare un ricchissimo cliente che l’aveva invitato ad una cena di lavoro: non mangiò e li lasciò soli dicendo che sarebbe stato via non meno di tre ore.

Rimasti soli, Antonia ed Alberto cenarono, scambiando poche parole, ma guardandosi negli occhi con sguardi molto eloquenti, poi si sedettero in soggiorno davanti al televisore.

Nessuno dei due guardava veramente la televisione. Ad un certo punto Alberto mise la sua mano su quella di Antonia, che non la ritirò. Incoraggiato, Alberto gliela strinse e si avvicinò a lei con il viso, e le diede un rapido bacio sulla guancia. Antonia si voltò e gli offrì la bocca. Fu un bacio appassionato! Nessuno dei due aveva mai baciato così. Rimasero abbracciati nel bacio per parecchi minuti, poi lui cominciò ad accarezzarle il seno e lei lo lasciò fare. Le mani di Alberto presero a percorrere il corpo di Antonia e raggiunsero le cosce, risalirono alle mutandine e trovarono la via della passerina, che era ormai un lago di umori. A quel punto lei si alzò, lo prese per mano e lo portò in camera. Lì si spogliarono, si sdraiarono sul letto, e si avvinghiarono in un amplesso furioso. Dopo il primo orgasmo, che arrivò per entrambi in pochi minuti, cominciarono ad accarezzarsi di nuovo, lei scese a prendere in bocca il membro che s’indurì di nuovo in brevissimo tempo, poi volle che lui la leccasse fra le gambe. Godettero ancora due o tre volte, poi si accorsero che le tre ore erano passate, e si affrettarono a rivestirsi.

Erano da poco tornati in soggiorno che il ragioniere rientrò.

-Come è stata la cenetta?- Chiese sorridendo maliziosamente. Antonia non riuscì a nascondere l’imbarazzo, ma rispose prontamente:

-Non sai cosa ti sei perso-;

Filiberti capì, sia dalle parole equivoche sia dall’atteggiamento dei due, che doveva essere successo quello che sperava.

Dopo che Alberto se ne fu andato, i due sposi andarono a letto e Giuseppe cominciò ad interrogare Antonia:

-L’avete fatto?-

Lei titubò un momento, poi rispose con un filo di voce:

-Si-

Il ragioniere non era mai stato così eccitato. Volle conoscere i particolari e Antonia, dapprima timidamente, poi via via più sicura, raccontò tutto eccitandosi a sua volta. Quella sera ci fu l’amplesso più travolgente di tutta la loro vita coniugale. Antonia godeva urlando il suo piacere con parole che non avrebbe mai creduto d’essere capace di pronunciare, mentre Giuseppe impazziva al pensiero della sua mogliettina che si faceva sbattere dal ragazzo che lui amava.

Il giorno dopo, in ufficio, il Filiberti chiamò Alberto, e lo invitò ad uscire con lui per quattro passi nel parco, dove avrebbero potuto parlare lontani da orecchie indiscrete.

Appena furono soli, Giuseppe affrontò l’argomento che gli stava a cuore:

-Antonia mi ha raccontato quello che avete fatto ieri sera-.

Lo disse sorridendo e con un tono di complicità rassicurante.

Alberto se l’aspettava! Troppi erano gli indizi che gli facevano sospettare che il ragioniere avesse favorito la tresca, inoltre la simpatia che questi gli dimostrava era abbastanza eloquente.

Temendo che Alberto non fosse abbastanza rassicurato sulla sua complicità, Giuseppe continuò:

-Tu piaci molto ad Antonia, lo sai, e lei piace a te; forse hai anche capito che piaci anche a me, perciò devi sentirti tranquillo e, quando vieni da noi, puoi fare l’amore con Antonia anche se ci sono io-.

Così dicendo gli mise un braccio attorno alle spalle e lo strinse a sé. Alberto non rispose, ma non si sottrasse all’abbraccio, e Giuseppe gli diede un bacio sulla guancia.

Due giorni dopo era Sabato, e Alberto fu invitato ad andare con il ragioniere e la moglie nella loro casa al mare. Non era stagione di bagni ma, del resto, il loro scopo non era certo quello di andare in acqua. Tutti sapevano quello che sarebbe successo ed erano eccitati.

Antonia aveva un po’ di timore, ma il pensiero di potersi scatenare con due uomini era superiore al timore, e si sentiva già bagnata fra le gambe prima ancora di entrare in casa.

Quello che era più eccitato di tutti, però, era Giuseppe, che era ansioso di fare l’amore con le due persone che amava.

Dal canto suo, Alberto desiderava quella donna bellissima, e non gli dispiaceva il pensiero che anche Giuseppe partecipasse. Sarebbe stata un’orgia coi fiocchi!

Andarono a pranzo in una trattoria locale; poi tornarono nella casetta in riva al mare. Avevano un po’ bevuto ed erano euforici. Appena entrati in casa, Giuseppe propose un giro di strip poker. N’aveva parlato con loro a tavola, ed entrambi s’erano dichiarati d’accordo; sarebbe servito per rompere il ghiaccio.

Si misero attorno al tavolo da gioco e cominciarono. Alberto fu il primo a perdere e si tolse la camicia; poi, via via, anche gli altri due persero qualche cosa, finché rimasero tutti semispogliati. Antonia era rimasta con le mutandine ed il reggiseno, ed i due uomini in mutande. Erano tutti elettrizzati ed in attesa che succedesse quello che ormai tutti desideravano, senza avere il coraggio di dichiararlo apertamente.

Cambiarono gioco: ora si doveva alzare una carta, e quello che alzava la più alta comandava agli altri due di fare…qualche cosa fra loro. Toccò ad Alberto di alzare la carta più alta e comandò ad Antonia e a Giuseppe di spogliarsi completamente. I due eseguirono! Poi vinse Giuseppe che comandò ad Alberto di spogliarsi, e ad Antonia di dargli un bacio sulla bocca. Mentre Antonia baciava appassionatamente Alberto, Giuseppe guardava quest’ultimo con occhi pieni di cupidigia: vedeva un sedere rotondo e pronunciato, quasi femminile e desiderò toccarlo. Si avvicinò ai due che, in piedi, si stavano baciando abbracciati strettamente, li cinse con le braccia e, mentre avvicinava il suo volto al loro, baciandoli alternativamente sulle guance, mise una mano sul sedere di Alberto e lo accarezzò, insinuandosi poi nel solco, fino a raggiungere il buchino che solleticò con un dito. Alberto non lo respinse, anzi, continuò a baciare Antonia e sporse il sedere in fuori, facilitando così la penetrazione del dito di Giuseppe nel suo ano. Dal canto suo, Antonia aveva afferrato con una mano il cazzo di Alberto, e con l’altra quello di Giuseppe.

Andarono in camera, e lì si scatenarono. Antonia ed Alberto si misero in posizione di sessantanove e, mentre lui le leccava la fichetta, lei inghiottiva il suo cazzo per intero, mentre masturbava Giuseppe. Non durò molto, perché Giuseppe andò dietro ad Alberto, gli allargò le gambe, e con la lingua gli penetrò il buchetto far i glutei. Tutti erano come impazziti: Antonia non cessava di godere, Alberto era eccitato dalle dita di Giuseppe che lo penetravano, e Giuseppe vedeva la possibilità di soddisfare quello che, ora lo sapeva, era stato il suo desiderio fin dall’inizio. Lubrificò per bene l’ano di Alberto, poi cominciò la penetrazione. Subito Alberto emise un grido di dolore; allora Giuseppe tolse il cazzo e ricominciò a leccare, poi ad allargare l’ano con le dita. A questo punto Antonia uscì da sotto ad Alberto e guardò suo marito che stava cercando di sodomizzare il suo amante; eccitata, volle partecipare anche lei, e prese in bocca il cazzo di Giuseppe per lubrificarlo bene, poi lo guidò nel culo dell’amante con le mani. Questa volta il cazzo entrò ed il dolore scomparve presto. Giuseppe godette nel culo del ragazzo mentre Antonia guardava affascinata facendosi un furioso ditalino. Infine i due uomini si dedicarono interamente a lei che impazzì di piacere.




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